giovedì 6 marzo 2014


Solo "90 minuti".

Tante piccole storie borghesi
che impazziscono all'improvviso.
Si tratta di delitti che maturano
non nelle favelas del famoso villaggio globale,
non il sottoproletariato affogato di miseria,
ma in ceti, tutto sommato, benestanti.

Degno di rilevazione è il contrasto
tra ordine impeccabile delle case
-linee moderne, polifunzionali, d'arredamento,
elettrodomestici e dispositivi elettronici hi tec-,
tra il bianco abbacinante, immacolato, delle mura
e quello che, al loro interno, accade.
E' storia della borghesia, malato terminale,
che sta impazzendo.

Chi poteva, solo 20 anni fa, immaginare
che le repubbliche "nordiche"
dell'occidente ricco, istruito,
sviluppato, industrializzato...
-una per tutte la Svezia-,
quelle che rappresentavano
il punto più alto e illuminato,
l'ideale a cui tutte le altre
"domocrazie" si ispiravano,
potessero produrre tali risultati?

lunedì 3 marzo 2014

Che te ne fai di un'idea in un presente ipertrofico?
Puoi solo fare in modo che precipiti in un buco nero,
insieme a tante, futili/inutili/indifferenti, altre,
sperando che la gravità la faccia implodere
e la restituisca, indistinta, come "marmellata",
buona, tutT'al più, da spalmare
sul pane della matematica combinatoria.
perchè guastarsi nella ricerca ... meglio giocare a meno impegnativi giochi. basta un numero sufficientemente ampio di proposizioni, segmenti di idee, per produrne di sempre nuove, ibride, geneticamente modificate, mutanti, forse, cancerogene, ma sempre inusuali, sorprendenti, eclatanti, patinate, luccicanti tramite permutazione, combinazione, disposizione, crossover... in un caleidoscopico gioco passatempo in attesa di qualche omologante cambiamento apparente -quel tanto che basta per rompere la noia. E' cosi che si impara a galleggiare come stronzi nella, ormai, onnipotente "potenza formale del confine".
E' tutto perduto ed è bastato alzare di qualche tacca il livello di complessità.
Resta solo una consolazione. Questo livello di "complessità" è ingestibile per tutti. 
Non resta che rimanere in attesa, come muti osservatori incapaci di produrre la benchè minima variazione desiderata, completamente in balia "dell'orizzonte degli eventi".
Numeri Giocabili Al Lotto.
9.5.2

domenica 2 marzo 2014

Oggi posso finalmente giocare al lotto: 8.3.2.
Demistificare la Demistificazione.
Giocare ai quattro cantoni con consumismo,
ovvero, contrapporre vanga a trattore.
Antropomorfosi completa capitale
ad effetto totalizzante invasivo/pervasivo:
Conservare un oggetto -immateriale?- passato attraverso
la lama disobsolescente del consumo,
mentre la merda piove
in una inusuale attualizzazione
del diluvio universale?

martedì 25 febbraio 2014

Renzi(e) è Come la Luisa:
"arriva presto, finisce presto
e non pulisce il Water"

domenica 23 febbraio 2014

'Eppur Si Muove'
"La teoria dell'equilibrio elimina la possibilità della crisi. La ragione decisiva, secondo me, del perché la teoria dell'equilibrio è preferita alla teoria del non-equilibrio in pressoché ogni ramo della teoria economica, è che nel quadro teorico dell'equilibrio è di fatto impossibile formulare una teoria della crisi. Invece, la crisi è sempre vista come il risultato di fattori esogeni; del cattivo governo, della cattiva politica monetaria, della politica tecnologica, del sistema di regolamentazione, dei sindacati, dei comunisti, dei terroristi, degli sceicchi del petrolio - di qualsiasi cosa, di fatto, tranne che del sistema stesso.

Eppur si muove. Il sistema produce le crisi. Stiamo attraversando quello che io penso sia la 28esima recessione periodica del capitalismo e la sua quarta onda lunga di declino di accumulazione. Tali eventi si sono manifestati con la regolarità delle comete, con ogni combinazione concepibile di politiche monetarie, di regimi di regolamentazione, di governo politico. Attribuire eventi così regolari, la cui forma è ripetuta più o meno in ciascun caso distinto, a cause storiche e effimere o transitorie mi sembra essere del tutto non scientifico. Chiaramente queste cause esterne interagiscono con, e hanno un impatto profondo sul corso di, queste crisi ma penso che noi dobbiamo considerare almeno la possibilità che il loro determinante ultimo sia il mercato stesso, e questa è l'idea che è intollerabile e inaccettabile da coloro il cui potere e la cui ricchezza derivano da questo mercato.
Perché è inaccettabile? Perché, se è chiaro che il sistema produce le sue proprie crisi, la prospettiva cambia. Quello che veramente accade è questo: il sistema del mercato, e soprattutto il mercato dei capitali, pone i suoi propri limiti a se stesso. Il problema è concepito capovolto perfino da parte degli oppositori più incisivi della globalizzazione, perché in effetti essi accettano il punto di vista teorico che la globalizzazione è un processo automatico e naturale, e limitano i loro obiettivi (decisamente nel caso della Tobin Tax) a 'gettare un granello di sabbia nel meccanismo'. Non ho nulla contro il gettare sabbia nel meccanismo se ciò migliora la condizione umana, ma il problema è secondo me molto più serio, perché l'intero veicolo esce periodicamente di strada con o senza la sabbia. In questo caso, il problema è completamente diverso: scappare con le minime perdite di vita. Il punto non è quello di fermarlo o di farlo avanzare; questo è un falso dibattito. Il problema è cosa fare riguardo ai terribili risultati che si verificano quando il veicolo si ferma da solo.
Che fare? è precisamente in momenti di crisi che la coscienza umana diviene un fattore. In una macchina veloce su un rettilineo autostradale, il conducente deve stare attento solamente all'acceleratore e perfino questo è automatico nelle macchine americane. Ma se la macchina incomincia a virare, il conducente deve guidare. In questo caso anche piccole azioni contano, e quello che diviene importante non è quanto uno sia grande ma quanto uno conosce. Gli architetti della globalizzazione devono usare una teoria che oscura quello che sta succedendo. Le vittime della globalizzazione hanno bisogno di una teoria che renda chiaro quello che sta succedendo; questo è ciò che la nuova ricerca offre."


La teoria liberista e non solo, essendo l'economia un frattale ricorsivo dove è complicato capire chi determina chi, favorisce la mistificazione della crisi, la nasconde, privilegiando una nozione di equilibrio ex post, cioè l'equilibrio, meramente definitorio, si da una volta che le grandezze si sono "aggiustate".



http://youtu.be/_BMsIOe2ryI

giovedì 20 febbraio 2014

L'uomo Nuovo
'"Io cerco l'uomo nuovo, l'ha incontrato?"
"E' uscito proprio adesso, che peccato"
"Ha mica detto niente, se tornava".
Chissà se era serio o se scherzava.
Chissà se era serio o se scherzava 

 Io cerco l'uomo nuovo e sono stanco.
"Può mica darmi un po' di vino bianco?"
io cerco l'uomo nuovo e non so più che fare
chissà se è meglio andare o restare
chissà se è meglio andare o restare.'
Quali le caratteristiche salienti dell'uomo nuovo?
Biondo con gli occhi azzurri? non sbaglia mai? non ha mai paura? migliorato eu-geneticamente? un pò sul tipo nazista?
noooo, quel tipo è vecchio come il mondo, e sai già come va a finire la storia.
No, ha un livello culturale elevatissimo; ha smesso di essere alienato rispetto a quel che usa; costruisce da se, o almeno lo progetta, quello di cui ha bisogno; è perfettamente integrato nella sua comunità con cui scambia conoscenze umano/scientifiche e consolida legami all'interno del suo gruppo di riferimento; decide lo stock di oggetti di cui abbisogna e, conseguentemente, decide quanto lavorare, purchè il tempo dedicato al lavoro sia una frazione trascurabile della ore disponibili nell'arco della giornata; è stato capace di arrestare la deriva della riduzione del tempo per unità di prodotto; applica le sue notevoli conoscenze per migliorare il progresso tecnico comune a tutti; non produce rifiuti; ha eliminato alla radice il profitto; acquisisce , nel processo di redistribuzione della nuova ricchezza prodotta, esattamente, in base al proprio contributo alla produzione, seguendo un criterio di ripartizione condiviso con tutta l'umanità e senza distinzioni di sesso, religione o razza; tutto ciò fa si che viva dignitosamente una vita che vale la pena di essere vissuta... è perfettamente integrato nel suo gruppo di riferimento e nell'ambiente che lo circonda di cui è divenuto un forte fattore di difesa anzichè di rischio.

mercoledì 19 febbraio 2014

Maestro: "Ho Visto All Is Lost. 
si tratta di "una lotta uomo-natura"?
si tratta di "uomo contro la morte"?
si tratta di "pessimistica suspense esistenziale del quotidiano"?
si tratta di "metafora in agguato""?
Allievo: "Nin ZO!
Certo è che un contaner
zeppo di scarpe da ginnastica di PLASTICA
-di quelle che fanno puzzo da morto-
procura una falla nel suo guscio
alla deriva nell'oceano;
certo è che in tutto il film
il protagonista è praticamente immerso
ed asfissiato, oserei dire, da inutili
-inevitabilmente quando servono si rompono
o hanno la strana tendenza a perdersi-
oggetti di PLASTICA;
certo è che le navi che dovrebbero salvarlo
ma che, volutamente,
lo ignorano -lo trattano come se fosse invisibile,
senza più alcuna capacità interlocutoria,
o un disagiato mentale-
sono navi container che,
sicuramente, trasportano
PLASTICA, merci o ricconi
-che poi in fondo è lo stesso.
'Oggetti' che una volta
erano uomini e che hanno subito
un processo di reificazione,
un processo di oggettivazione-
certo è che il titolo del film è
'tutto è perduto'.
non sarà mica una metafora del futuro che ci attende?"

martedì 18 febbraio 2014

Moretti Nanni:
uno affetto
da albagia
di sinistra.

venerdì 14 febbraio 2014

prepuzio iuvant
Visto Avatar. Solito polpettone effettistico/speciale. L'industria cinematografica e con essa i registi statunitensi sono, nella maggior parte dei casi, patetici e riflettono l'arroganza militaristico-imperialista degli Stati Uniti d'America... Sono vere macchine propagandistico-governative.
Nel film Ho trovato degne di interesse:
la ricostruzione "verde". Si tratta di un bisogno reale, primordiale, viscerale, impellente, immediato, bisogno di assetato disperso nel deserto,  di ambiente incontaminato. Mi fa venire in mente un mondo antico, non ancora impestato dai residui tossico-radiattivi, della, prima di tutto, mutazione genetico-cancerogena del cervello umano;
il meccanismo di condivisione che ogni essere, vivente e non, di "Pandora" aveva con il tutto-unico aggregato. Ecco di questo ci sarebbe veramente bisogno, e non averlo è una disgrazia, perchè non abbiamo, non abbiamo più - forse non lo abbiamo mai avuto - nè un contatto nè una vaga idea del livello aggregato che, forse, possiamo identificare con Dio, e che è -sarebbe- l'unica cosa che a questo punto potrebbe salvarci. Da questo punto di vista siamo "ciechi", e questo, forse, spiega perchè siamo cosi spietati e privi di scrupoli con il mondo che ci circonda, in primis con gli individui della nostra stessa specie.
"Diseconomie esterne"
Le diseconomie esterne alle volte vengono chiamate, confondendole, con il termine di esternalità e consistono nel trasferire quote consistenti di costi (addirittura qualcuno sostiene che tali costi, attribuiti all'esterno, sono addirittura uguali o maggiori dei profitti stessi) all'esterno dell'impresa che li genera. Per associazione di idee fa venire in mente un qualsiasi "coglione" che si trova a passare casualmente in un luogo dove si scatena un conflitto a fuoco tra bande o tra malviventi e "forze dell'ordine" (che poi è lo stesso!) e viene ammazzato, o, e questo è un classico, le comiche delle torte in faccia che coinvolgono, casualmente, via via un numero sempre maggiore di persone. Un pò, per capirci, quel che succede in un condominio quando qualcuno rompe un vetro o una qualsiasi cosa comune che poi si dovrà riparare o sostituire con il costo a carico dell'intera comunità, o quello che spara all'amante della moglie, ma sbaglia persona... C'è però una differenza tra questi esempi e le "diseconomie esterne", in quanto nel primo caso l'errore è non voluto, capita per caso. Nel caso delle "diseconomie esterne" -o più correttamente si dovrebbe parlare di un caso particolare di "falsi positivi"?- invece è un processo intenzionale. Assomiglia di più a una truffa tra due compari a danno degli ignari "grulli" che di volta in volta "capitano". Solo che gli ignari "grulli" che si accollano il costo sono tutti i membri esterni alla/e "impresa/e" che sarebbe più corretto chiamare banda di terroristi oppure serial killers di massa, o con qualsiasi altro nome la creatività del momento suggerisce. La tentazione è irresistibile anche per il più "irreprensibile" ed "onesto", anzi proprio per i più "irreprensibili ed "onesti" degli uomini e le somme in gioco estremamente consistenti. Quello che si frega 100 unità di qualche cosa e poi, dato che sono 100, gli individui che, loro malgrado, partecipano al "gioco" ripaga al massimo 1. Un bel guadagno, non c'è che dire, 100 su 1... e se i partecipanti, mantenendo lo stesso rapporto, al gioco fossero 1.000... 1.000.000... 1.000.000.000... Certo, in tutto questo, ci sono anche "effetti collaterali" "spiacevoli" -come del resto in tutte le cose che ci circondano- tipo far ammalare di cancro un certo numero di persone -come nel caso della produzione, delle scorie o degli incidenti nucleari- o gassificarle o fargli ingerire misture chimiche o fargli venire le malattie più atroci che si possano immaginare come la SLA o il morbo della mucca "che passa", cioè no, della mucca "che se la spassa", cioè no della mucca "a spasso", cioè no, della mucca "pazza. Comunque niente che non si possa rimediare con la frase magica: "vittime del progresso", o meglio ancora: "lo faccio solo una volta"... E già, il potenziale di "ricchezza" insito in queste operazioni è talmente elevato che basta farlo un'unica volta, o almeno "una alla volta" ripetendo, però sempre "lo faccio solo..." per potersi "sistemare" per tutta la vita. naturalmente parliamo di individui "(r)capaci", dotati di cultura elevata, che occupano posti chiave -infatti sono dei "chiavatori" eccezionali capaci di chiavare o vendere la loro stessa madre- nella società "avanzata" e dotati anche di un certo rigore morale che li porta a provare anche rimorso -niente che non si possa dimenticare con una certa dose, considerevole e abbondante, di denaro e coca(r)ina-, altrimenti non sarebbero individui da "una botta e via". Non sono da biasimare: parliamo di anime gentili, della elite, della "crema" -anzi per meglio dire della schiuma-,  persone che al di sotto di un certo ammontare di ricchezza non si sporcherebbero mai le mani... eppoi c'è di peggio... quelli -appartenenti sempre all'"aristocrazia"- che lo fanno ripetutamente, quelli con il pelo sullo stomaco capaci di assassinare, in caso di necessità, una anziana signora per rubargli la pensione minima per poter andare a sputtanarsela con quelle trojone che oggi prendono il nome di "escort" -che fino a poco tempo fa era un'auto probabilmente a noleggio-, e dormono come i putti di Michelangelo... e non è finita... ci sono quelli-i livelli "esecutivi" che le stesse cose le fanno per mantenersi un lavoro di merda, quelli che godono a farle a prescindere dal lavoro che fanno... e giù giù, fino ad arrivare alle favelas, dove per 50 o anche per 25 o anche per 12,5 o anche per 6,25 o anche per... $ puoi far ammazzare una persona ed avere, con un piccolissimo incremento di prezzo, come simpatico souvenir le sue mani o le sue orecchie o il suo pene o il suo buco di culo con annesso un pezzo di "intestino crasso" da usare come originale posacenere. Favelas, favelas -La favela è una robusta pianta che cresce in climi semi-aridi-... equivalente sociale di "pattumiera", di "buco nero" indistinto capace di ingoiare i detriti e trattenerli con la "forza di gravità" al suo interno... frammenti delle macerie di formazioni sociali che via via vengono distrutte da quella specie di erpice che è la forma attuale di capitalismo, cioè consumismo edonista omologante. Anche in queste condizioni di povertà estrema gli individui che la popolano continuano ad essere "abbagliati" da una forma particolare di denaro -il dollaro americano la vera forza di gravità che schiaccia questi individui all'interno del "buco nero"- che gli impedisce -in una specie di legge dell'entropia sociale- di organizzarsi tra loro per migliorare le loro stesse condizioni di vita.
Qualcuno potrà dire: "niente di nuovo sotto il sole". È comportamento tipico del genere umano. Vero, sacrosanto, nulla è cambiato -l'uomo è biologicamente identico al suo antenato primitivo. il suo rugginoso organo di pensiero è immodificato-, ma sono cresciute in maniera esponenziale le sue conoscenze e capacità tecnologiche, è cambiato l'impatto che il genere umano, grazie alla tecnologia -la tecnologia ci salvera?-, ha sulla terra. I danni provocati da una sola bomba atomica o da "processi produttivi "disinvolti" non sono minimamente paragonabili a quelli conseguenti a una qualsiasi calamità che poteva avvenire nei secoli passati... e non è tutto. È  enormemente aumentato il numero di esseri umani sul pianeta. Pertanto quel che poteva essere "sostenibile", in termini di comportamenti distruttivi per l'ecosistema, non lo è più.
Progresso sc... sc... scientifico (2)
Premessa.
Ho potuto vedere cervello organizzare "pensiero", oppure "pensiero" organizzare cervello. Sembrava di essere nel centro di Milano in una giornata piovigginosa e di intenso traffico, con il grasso e lo sporco che sfrigolavano come "bacon" sulla piastra.

Maestro: "ieri ho fatto un esame che ha mostrato l'attività psico/magneto/elettrica del mio cervello"
Allievo: "cosa ne ha dedotto?"
Maestro: "che la tecnologia è meravigliosa... peccato. Solo "cacche di mosca sopra e sotto le righe"". 

mercoledì 12 febbraio 2014

Renzi dice che si romperà
o l'osso del collo o il buco del culo.
Sono convinto che alla fine scegliera,
con un certo piacere, la seconda possibilità.

lunedì 10 febbraio 2014

perchè una merce è una merce.

Esistono sostanze con effetti più o meno stupi-facenti,
ed esistono gli effetti psicotropici che si generano
in distinti individui i quali hanno un certo quantum
quali/quantitativo di attività psichica in diversi istanti spazio/temporali.
gli effetti possono essere infiniti, completamente aleatori
e quasi certamente non ripetersi mai,
la sostanza, invece è unica e ha precise caratteristiche fisico-chimiche.
mettersi a discutere degli effetti è come cercare
di fissare le figure che il "fumo" disegna
in ogni istante e chiedersi perchè
si è manifestata una data figura.
è più utile discutere della sostanza.

posso usare una merce, una volta che entra nella mia "sfera di influenza"-e farei meglio a capire in che modo entra nella "mia sfera di influenza", piuttosto che perdermi in vanegiamenti sulle sue capacità ammaestrative- come meglio mi aggrada... uno stecchino per le caccole del naso, una forchetta per il brodo, un cellulare come corpo fallico vibrante, un portatile come supporto pubblicitario per realizzare una locandina a "bandiera" oppure un oggetto secondo il suo valore d'uso, cioè secondo la sua attitudine a soddisfare meglio di altri un certo bisogno specifico. Non è l'oggetto di per se che mi impone un certo uso, non mi "parla", a meno che io non sia quel tipo speciale di persona che "sente" le voci. no, sono i rapporti tra le persone, l'organizzazione sociale che mi impone di trattare quel dato oggetto che ha certe caratteristiche intrinseche come una merce, ma come ha potuto l'edonismo consumista indurre una mutazione ... non modificazione... -il primo termine rende meglio il carattere cancerogeno intrinseco al consumismo- antropologica?

venerdì 7 febbraio 2014

Nanostorie Pasolinisticamente Fondanti
"Come sai il film è preso dalle 120 giornate di sodoma di De Sade, ma è ambientato durante la repubblica di Salò, cioè circa il '44-45'. Quindi c'è molto sesso, ma il sesso che c'è nel film è il tipico sesso di De Sade, cioè un sesso la cui caratteristica è esclusivamente sadomasochistica, in tutta l'atrocità dei suoi dettagli e delle sue situazioni. Ora a me interessa questo sesso, come, appunto interessa a De Sade, cioè per quello che è, ma nel mio film tutto questo sesso assume un significato particolare ed è la metafora di ciò che il potere fa del corpo umano, è la mercificazione del corpo umano, la riduzione del corpo umano a cosa, che è tipico del potere, di qualsiasi potere, cioè se io al posto della parola Dio, in De Sade, metto la parola potere, viene fuori una strana ideologia estremamente attuale e questa attualità segna un salto, un vero e proprio salto rispetto a film precedenti che ho fatto fino ad ora, cioè la trilogia della vita, Il Decamerone, I Racconti di Canterbury e le mille e una notte. È il marxismo puro, il “manifesto” di Marx dice proprio questo: il potere mercifica i corpi, trasforma il corpo in merce, quando Marx parla dello sfruttamento dell'uomo sull'uomo parla effettivamente di un rapporto sadico. Che i sadici fossero dei potenti è un dato di fatto. In De Sade i quattro che fanno le cose tremende delle 120 giornate sono un banchiere, un duca, un vescovo e un presidente di tribunale, cioè rappresentano il potere, il braccio secolare del potere, sono 4 nazi-fascisti di quel periodo, però sono persone particolarmente colte, in grado di leggere veramente bene Nietzsche o Baudelaire o magari anche lautréamont, sono personaggi piuttosto ambigui e poi, soprattutto il film è privo di psicologia e quindi di dati anagrafici reali. Un altro elementi di ispirazione del film è rievocare quei giorni che io ho vissuto

Pasolini e i “giovani”
In che modo la lezione di questo film potrebbe essere capita dai giovani?
R. Io credo che i giovani non lo capiranno, non mi illudo di essere capito dai giovani, perchè con i giovani è impossibile instaurare un rapporto di carattere culturale, perchè i giovani vivono nuovi valori con cui i miei vecchi valori in nome dei quali io parlo sono incommensurabili. Sembra che si mettano d'accordo, parlano nello stesso modo, ridono nello stesso modo, si comportano nello stesso modo, fanno gli stessi gesti, amano le stesse cose. Insomma io ho visto delle divise, perchè io quando ero ragazzo ho visto i balilla, gli avanguardisti, però non ho mai visto la gente in divisa come oggi. Non si chiamano boy scout o balilla o gioventù nazista, però è tutto fondato su questo movimento informale ed autocreantesi di gioventù, è tutto fondato sui giovani. La cosa orrenda di tutto il giornalismo e la cultura italiana è che invece i giovani siano liberi, siano privi di complessi, siano disinibiti, vivano una vita felice... pensa che tutta la borghesia italiana è convinta di questo … anche tutta la sinistra.
L'ideale del consumismo.
C'è un enorme gruppo che si estende da mILANO a bOLOGNA, comprende rOMA, arriva, serpeggiando, al sud, è una società omologatrice che rende tutto uguale da cima a fondo, e quindi è chiaro che cadono i confini, i piccoli gruppi.
Senza ideologia?
...Come non ha ideologia... l'ideologia consumistica... invece che sotto una bandiera si mettono un vestito che è una bandiera. Sono cambiati alcuni strumenti esterni, ma in pratica tutto è una depauperizzazione dell'individualità che si maschera attraverso una sua valorizzazione...
Durante la cosiddetta età repressiva il sesso era una gioia, perchè avveniva di nascosto ed era un'irrisione di tutti gli obblighi e i doveri che il potere repressivo imponeva, invece nelle società tolleranti, come si dichiara la nostra, quella in cui viviamo, il sesso è semplicemente nevrotizzante, perchè la libertà concessa è falsa e soprattutto è concessa dall'alto e non conquistata dal basso, quindi non si tratta di vivere una libertà sessuale, ma di adeguarsi a una libertà che viene concessa.
Le società repressive reprimono tutto e quindi gli uomini possono fare tutto, invece le società permissive permettono qualche cosa e si può fare solo quello.
Vi è una grande libertà nella coppia eterosessuale, però è una libertà per modo di dire, perchè deve essere quella e poi è obbligatoria, e siccome è concesso, è diventato obbligatorio. Perchè un individuo, visto che è una libertà concessa, non può non approfittare di questa concessione, quindi si sente obbligato ad essere sempre in coppia, quindi la coppia è diventato un incubo, un'ossessione, invece che una libertà.
si tratta di una coppia totalmente insincera e falsa, di una insincerità spaventosa. Vedi i ragazzi presi da chissà quale slancio romantico, per strada camminano tenendosi per mano o abbracciati. Cosa è questo improvviso romanticismo? È semplicemente la nuova coppia rilanciata dal consumismo è una coppia che “compra”???? Tenendosi per mano vanno alla rinascente o all'upim. Con la tolleranza sono diventati tutti nevroTiCi. Gli italiani sono nevrotici, quando c'era la repressione erano molto equilibrati.
Modernità coincidenza di libertà con razionalità
Mutazione antropologica
La vera apocalisse è che la tecnologia, l'era della scienza applicata farà dell'uomo qualcos'altro da quello che era prima, è adesso che è successo qualcosa che non ha equivalenti nella storia dell'uomo e siamo terrorizzati che i nostri discendenti non siano più come noi. È un po' la fine del mondo...
Il sm è una categoria eterna dell'uomo, c'era al tempo di De Sade, c'è adesso, ma non è quello che mi importa... Ma il reale senso del sesso nel mio film è una metafora del rapporto del poterE con chi gli è sottoposto e quindi vale in realtà per tutti i tempi. Evidentemente la spinta è venuta dal fatto che iO detesto il potere di oggi. Ognuno odia il potere che subisce e dunque io odio con particolare veemenza il potere di oggi. È un potere che manipola i corpi in un modo orribile e che non ha niente da invidiare alla manipolazione fatta da Himmler o da Hitler. Li manipola trasformandone la coscienza, cioè nel modo peggiore. Istituendo dei nuovi valori che sono alienanti e falsi, i valori del consumo che compiono, quello che Marx chiama un genocidio delle culture viventi, reali, precedenti. Ha distrutto rOMA. Per esempio non esistono più i romani. Un giovane romano non c'è più, è un cadavere, il cadavere di se stesso che vive ancora biologicamente ed è in uno stato di imponderabilità tra gli antichi valori della sua cultura popolare romana e i nuovi valori piccolo borghesi consumistici che gli sono stati imposti

In realtà i produttori costringono i consumatori a mangiare merda... tutte robe sofisticate e adulterate che sono merda. Io potrei fare un film su un industrialotto milanese che produce biscotti e poi fa la pubblicità e poi li fa mangiare ai consumatori. Sarebbe un film terribile.
Il potere resta tale e uguale, soltanto cambia carattere. Il suo suddito anziché essere risparmiatore, religioso … è consumatore, imprevidente, irreligioso, laico... cambiano dei caratteri culturali, ma il rapporto è identico. Quindi un film non soltanto sul potere, ma su quella che io chiamo l'anarchia del potere, perchè nulla è più anarchico del potere, il potere fa praticamente ciò che vuole e ciò che il potere vuole è completamente arbitrario o dettatogli da sue necessità economiche che sfuggono alla logica comune.
Sia il cristianesimo che il marxismo sono stati imposti dall'alto, non sono mai venuti dal basso. Questo principio della sottomissione che sarà un po' analogo all'istinto di morte di Marx, coesistente allo spirito aggressivo dell'amore è continuato a vivere inalterato sotto il cristianesimo, perchè il cristianesimo è diventato immediatamente religione di stato, religione della classe dominante, ed è stato imposto, e quindi non ha cambiato questi istinti profondi. L'unico sistema ideologico che ha veramente coinvolto anche le classi dominate è il consumismo che dà una certa aggressività, perchè questa aggressività è necessaria al consumo, perchè se uno è puramente sottomesso, segue l'istinto puro della sottomissione, che consumatore è? ...Uno che accetta il suo stato di inferiore. Il consumatore deve lottare per elevare il suo stato sociale. Si crede falsamente e stupidamente aggressivo e non sottomesso.

Forme di rito

vari tipi di linguaggi
il cinema è più di un linguaggio. Un regista esprime la realtà attraverso la realtà è per questo che mi piace di più il cinema della letteratura. La lingua esprime la realtà attraverso un sistema di segni, esprimendo la realtà attraverso la realtà, opero e vivo continuamente a livello della realtà.
L'immagine su quali linguaggi si fonda? Si fonda sulle immagini dei sogni e della memoria. Quando sognamo e ricordiamo giriamo dentro di noi dei piccoli film. Allora il cinema ha le sue fondamenta su un linguaggio completamente irrazionale – i sogni, la memoria e la realtà come fatto bruto. In fondo una immagine è infinitamente più onirica che la parola".

mercoledì 5 febbraio 2014

Cuore di gatta.
Avevo tre gatte. ne è rimasta una sola, ed io ne ho la massima cura. È per questo che nemmeno mi avvicino. io ero un ragazzaccio, quando una fattucchiera mi regalò una gatta. Le avevo fatto un grosso favore. Volle darmela per forza. Io non la volevo. Mi disse che era per sdebitarsi, che dovevo assolutamente accettarla. "è un grosso dono. Usala bene. Trattala con cura, falla accoppiare il più spesso possibile, deve fare tanti cuccioli, perchè, si sa, ogni nuova vita significa aver cura della propria vita. Questo è vero in particolar modo per questa razza... non la sterilizzare, mantienila integra. Te la cedo a questa condizione".
Io pensavo, allora, data l'inesperienza, volesse disfarsene, ed ero fermamente convinto di rifiutare.
Bip: "no grazie... come se avessi accettato.Non potrei proprio privarti di un animale a cui tieni così tanto... davvero... non saprei dove metterla, e poi, mamma, sono sicuro, non la vorrebbe".
Alla fine, non so bene perchè, accettai e promisi, soprattutto dopo averla vista. Me ne sentii subito particolarmente attratto. Apparentemente era una normale gatta. Perciò la chiamai "Micia". In realtà era di più, anche se me ne resi conto solo con il tempo. La fattucchiera nel consegnarmi la gatta mormorò, con un filo di voce appena udibile,: "pongo lei a protezione della tua vita". Pensai: "manie da fattucchiera". Mi era già comparso un "bozzetto", proprio sopra il capezzolo sinistro, e tanta angoscia o paura mi aveva procurato. Avevo fatto visite specialistiche, consultato luminari. La diagnosi era stata: "niente di preoccupante. Si tratta di una escrescenza fibroso-cistica al seno "sinistro" da tenere sotto controllo. È un inconveniente che normalmente riguarda le donne". Pensai amaramente:; "sarà il mio lato femminile che vuole emergere".
Effetti collaterali: tendeva ad ingrossarsi, e poi, ad un certo punto i linfonodi inguinali avevano cominciato a dolere.
Io, come piccola reazione inconscia, non ci avevo più badato. Altro che tenere sotto controllo, solo a pensarci avevo una fifa blu e poi se poteva rappresentare un problema perchè cazzo non lo avevano tolto? Era come guardarsi dentro una bara da morto in divenire. Era l'equivalente del: "pochi, maledetti e subito", cioè fatemi vivere la mia vita "corta e piena di merda" senza tante palle, poi i "resti" ve li potete spartire tranquillamente. Correvo talmente veloce, nella fuga, che per un certo periodo fui davvero imprendibile. Poi venne la gatta e non ebbi più problemi. Avevo legato con lei in modo davvero sorprendente. Dormiva sul mio petto, anzi, adesso ne sono più che mai convinto, vegliava il mio sonno ed io mi sentivo "rilassato e tranquillo" manco fossi "Fonzie". Era l'unico animale con cui dormivo! Con le femmine della mia specie facevo altro, ma mai finivo col dormirci, seguendo l'insegnamento "prima sei o sette di fretta e furia, e poi subito al bar a vantarsi con gli amici". Le femmine della mia specie mi rendevano teso e nervoso, come l'invito a cena da parte di un alieno. Lei invece diffondeva un'aura di benessere. Metteva il suo muso vicino al mio viso, qualche volta leccava il mio naso e poi dormivamo "ignari dei mali del mondo". La feci accoppiare e partorì 2 cuccioli, forse, per rispettare la volontà della fattucchiera, anche se devo dire che non ho onorato i suoi desideri fino in fondo. Ho mantenuto la gatta e i cuccioli sempre integri, però ho interrotto la catena della vita. Avrei dovuto "diffondere" i suoi cuccioli per il mondo, invece, per egoismo, li ho tenuti con me.
"Briciola" e "Golia" -due "gemelle siamesi"-
Gestire tre gatte è un impegno gravoso, ed è per questo che non l'ho più fatta figliare. Delle tre Briciola divenne la mia preferita e, per me lei rimarrà sempre la mia gatta. Per lei avevo, e ancora ho, una predilezione speciale.
Predilezione speciale per una gatta speciale. Non che trascurassi le altre, ma Briciola...
Comunque, e questa è ormai la mia convinzione, suffragata da "prove statistiche oggettive", benche trascurate, le mie gatte mi hanno sempre protetto.
La prima fu la Micia. Sviluppò un cancro alla mammella sinistra al posto mio. Infatti nel corso della sua breve vita, la mia piccola escrescenza fibroso cistica non si è minimamente sviluppata e non mi ha dato alcun fastidio. Lei, poverina, come in una specie di Ritratto di Dorian Gray "popolare", sviluppava un cancro al mio posto. Vedere una massa tumorale in crescita spaventa, soprattutto se c'è in corso un processo di immedesimazione. I bubboni crescevano e poi scoppiavano. Non servì a nulla il veterinario, anzi fu di impaccio e fu motivo di grande imbarazzo. Una volta disse: "...la tenga finchè può, la faccia vivere quanto più possibile... poverina". Aumentai le sue sofferenze. Venne sottoposta ad un intervento chirurgico, ma la massa tumorale accelerò il suo ritmo di crescita. Capii che era inutile continuare a infliggere sofferenze. Gli feci fare una iniezione letale, direttamente nel suo cuore di gatta speciale. Me ne stavo lì, piangendo come un imbecille, mentre una piccola macchia di sangue eccezionalmente scuro gli si spampanava sul petto. Con delicatezza la misi in una scatola di cartone per scarpe, soluzione che in futuro sarà adottata anche per noi immondizia umana, e la seppellii sotto un grande, bellissimo albero a pochi metri dalla mia abitazione.
Ogni tanto, ma non troppo frequentemente, passo di lì per un salutino, anche se mi sento un pò scemo, perchè una volta che qualcuno muore, si sa, è andato per sempre, e quello che rimane è solo interiorità nascosta nelle frattaglie del sistema nervoso centrale. Quel che è rimasto della Micia è stato inglobato in me e vivrà con me fino a quando anch'io morirò e tornerò, informe e indistinto, senza alcuna memoria e consapevolezza da dove sono venuto cioè dal niente. Un frammento di realtà muore, il resto torna a vivere come prima, secondo l'adagio: "chi muore tace, chi vive si dà pace", anche se non è esattamente così. Qualche cosa si modifica permanentemente. È l'aggiornamento della contabilità di chi viene a mancare. Rimane una piccola zona grigia perennemente addolorata. È come se l'atto della morte venisse trascritto in una specie di registro cimiteriale privato esclusivo. E quella zona sarà e rimarrà sempre perennemente in lutto. Non tornerà mai a sorridere finchè vivrò. Dover sotterrare qualcuno è faticoso e lascia ferite che continuano a sanguinare e non si rimarginano mai. Questa è la mia zona privata del dolore, del rimpianto e, quasi sempre, del rimorso. Mi ricordo sempre di qualche cosa che non avrei dovuto fare e di qualche altra che invece avrei dovuto assolutamente fare e mi stupisco sempre della profondità della cosa. Mi torna in mente tutto, ma proprio tutto, quello che ho sbagliato. È come un filo seppellito con cui ho legato avvenimenti, emozioni e interazione con chi non c'è più. Ad un tratto lo tendo, scuoto la terra e ritorna nuovo, mai logoro, intatto e completo, come fosse stato sempre presente. Ricordo cose e particolari insignificanti che credevo di avere perduto per sempre. È per via della "profondità" del cosiddetto 'animo umano'. Il filo dei ricordi mi porta sempre a ricordare qualche luogo dell'immaginario remoto e, probabilmente, il tutto ha un senso, solo che non so quale è.
Dopo la Micia toccò a Briciola. Una gatta fantastica. Senza età. Perennemente cucciola, minuta, accattivante, simpatica, indipendente. Una volta con un morso, mi procurò una ferita da sette punti di sutura... un ricordino. Non sembrava reale. Coda da bamby, zampe lunghissime, muscolatura talmente tonica da dare piacere al solo toccarla e carisma da capo. Era piccola, minuta, graziosa, ma egemonizzava l'altra gatta e mai avrebbe permesso a nessuno di sottometterla. Anche lei sviluppò un cancro alla mammella al posto mio, esattamente nello stesso punto. La feci operare precocemente, e anche in questo caso sbagliai. L'errore fu anche più grande. Era ancora solo un minuscolo bozzetto che dopo si riformò orrendamente ad una velocità quadrupla. Se non l'avessi fatta operare, probabilmente sarebbe durata di più. È stato per la legge dei grandi numeri. mi sono detto: "non voglio ripetere gli stessi errori della Micia. Se la prendo in tempo forse riesco a salvarla". Solo che quando giochi a mosca cieca o ai quattro cantoni con quel figlio di puttana del cancro, non hai modo di rimediare. Ogni mossa è definitiva e irrimediabile ed ogni più piccolo sbaglio è anche quello definitivo.
Qualcuno dice che i gatti hanno nove vite, ma io so per certo che non è vero..Questa volta però niente iniezione letale nel cuore. Non ho avuto il coraggio di portarla da quei loschi individui che chiamano veterrinari. La mancanza di coraggio, insieme ad una piccola, assurda, inconsistente, irraggiungibile, misera speranza, mi hanno impedito di fare ciò che sarebbe stato giusto. Ho prolungato, oltre il ragionevole, le sue sofferenze. È morta, lacera e con la sola pelle, perchè solo quella era rimasta, una sera di febbraio, risucchiata all'interno del suo personalissimo buco nero. L'ho messa in una borsa, ho atteso le ore piccole, poi, come un ladro, l'ho seppellita ai piedi di un giovane albero, in un posto dove, mi è stato assicurato, non sorgerà mai edificio. Ogni tanto ci passo, ma non mi fermo mai. Dopo la morte di briciola mi è venuto un nuovo bozzetto, sulla spalla, dalla stessa parte, quella sinistra, dove ho quella piccola escrescnza "fibroso-cistica". Secondo me è cancro. Finalmente ha iniziato a svilupparsi. Mi è rimasta una sola gatta, Golia, ma io mi guardo bene dall'accarezzarla. Non la guardo neppure. Non voglio che diventi la mia preferita, non voglio che sviluppi un cancro al posto mio.
Forse gli farò fare dei cuccioli, ma li darò via immediatamente, prima di affezionarmi... una razza tanto prodigiosa non deve estinguersi.
Se potessi scegliere il tempo
della mia vita, sceglierei
il '68 o il '77 del secolo passato.
Periodi in cui sembrava possibile
-al limite tentare di rassomigliare ad un "gabbiano ipotetico"-
sognare di poter sperare
in un breve, fugace,
respiro di libertà.

mercoledì 22 gennaio 2014


http://youtu.be/MDAOa5fy-Oc

....Intelliiiiiiiigiiiiiiiente...
Intelliiiiiiiigiiiiiiiente...
ma che ci farai con tutta
questa intelliiiiigiiiiienza!

Non ho conoscenza sufficiente per capire se questo video sta parlando di minacce reali, o se si tratta solo di una elaborazione dell'ennesimo eccellente falsario onanedonista. Il mio io interiore, che da un po' di tempo a questa parte si è messo ad urlare e a pulsare come una sirena, mi dice che si tratta di cose estremamente pericolose e reali e, comunque, è pericoloso e fatalmente reale il presupposto da cui tutto ciò origina.
Come è possibile battere ed eliminare definitivamente tutto ciò?
La sola via d'uscita alla definitiva, imperante, permanente omologazione e controllo completo degli esseri umani è la contrapposizione dura, netta, spietata, senza compromessi e senza quartiere che si giocherà su un unico possibile terreno: l'economia. Tutti dovranno cambiare pelle. Solo i faziosi, gli estremisti e gli indifferenti ai beni materiali potranno avere una qualche possibilità.

venerdì 17 gennaio 2014

Allievo: "Maestro, è bene
reprimere la devianza?"

Maestro: "Se l'obiettivo
è reprimere la devianza
in ogni sua forma,
allora l'omicidio
da ottimi risultati"


Metalinguaggio.
Dovrei concentrarmi 
solo sulla struttura delle storie, 
ma sento che così
perderei definitivamente
e per sempre il gusto per la lettura.

Ago e filo; trinciapollo; bacinelle di raccolta; bisturi; piccola sega circolare elettrica. Trituratore, dispositivo di stoccaggio e compressione dei rifiuti, riempitivo. Insieme di oggetti impersonali necessari a consentire di svolgere decentemente il lavoro. Il lavoro che è diventato il mio... e che, a mia discolpa, non ho sempre svolto. si tratta di un compito che "svuota" completamente e lascia vagamente tramortiti in uno stato di soave lievità. Se si toglie sostanza, carne, nervi, cartilagini, strutture nervose, singoli neuroni - simulacri apparenti effimeri, provvisori, della coscienza del se - non rimarrà più niente, solo un involucro da riempire e ricurire alla bell'e meglio. nel ricamo sono davvero bravo. i punti che metto sono piccoli, ordinati, invisibili, esteticamente ineccepibili- come un cimitero anglosassone-, ridisegnano la geometria corporea evidenziando rilievi che altrimenti rimarrebbero celati. Insomma il mio lavoro consiste nello svuotare corpi, in modo che rimangano solo i simulacri di se stessi -quasi senza tagliare niente-, riempire con rassicurante, inodore, materiale inerte arricchito con piccoli semiconduttori, microchip ed altre piccole, elettroniche, amenità. Quel che mi piace va sotto il nome di "ESTRAZIONE". Ho inventato una tecnica innovativa che impedisce di distinguere i corpi "manipolati" da quelli "manipolabili", salvo qualche ecchimosi e qualche gonfiore localizzato.
Estrazione del nobile "organo di pensiero".
Esistono tecniche di sfondamento del cranio dalla parte della nuca, in modo che ad operazione compiuta risulti pressochè invisibile ad un esame superficiale e l'operazione stessa venga catalogata "a scomparsa", o scoperchiamento tramite utilizzo di piccola potente sega circolare. Il tutto consiste nel segare, all'altezza della fronte, "circolarmente", scoperchiare la calotta cranica rimuovere il contenuto -operazione che lascia sempre e comunque residui, considerando anche il materiale presente nella cavità spinale, ispezionabile tramite "speculum"-  riempire con materiale idoneo, rinsaldare. Ad operazione conclusa rimane una piccola, come una "sottile linea rossa", inestetica cicatrice, che permette di riconoscere i "rianimati" dagli "originari". 
altri metodi consistono nell'"incenerimento", scomparsa/dissolvimento, mineralizzazione ecc. 
I metodi di cui sopra presentano però un, comune, piccolo inconveniente: perdita più o meno rilevante di informazione - da qualche bit a diverse decine di KiloByte. Esiste, poi, il mio metodo, che consiste nell'infilare due piccoli uncinetti ricurvi per maglia nelle narici andando a cercare, con opportuna cautela, i capi - le estremità- del "gomitolo", agganciarle ed estrarle delicatamente e lentamente dal naso secondo la nota tecnica della "candela". Estratto completamente il sistema nervoso centrale, trasferirlo nel setaccio/centrifuga per recuperare completamente tutta l'informazione contenuta e trasferirla su idoneo supporto elettronico/trasmettitore. Riempire, con idonei imbuti, la volta cranica e il "buco" spinale con materiale inerto/semiconduttore, riavvolgere il tutto, creando una vera e propria "unità centrale" associata ad un dispositivo radio ricevente. Analoga operazione è possibile per le "frattaglie" e gli "organi" interni -in fondo sempre di gomitoli si tratta. Terminato il recupero si può procedere al ricollocamento e la fase di programmazione e collaudo, svolgendo estesamente tutti i controlli ed i tests previsti dal protocollo, poi il "manufatto" potrà essere inserito, senza possibilità di trauma, in opportuna sede. Questa nuova tecnica di imbalsamazione è sicuramente una notevole evoluzione del vecchio prodotto "impagliato" ed inanimato che poteva solo essere appeso alle pareti, usato come "soprammobile" o collocato in una "teca" più o meno trasparente, arieggiata e traspirante -o dentro piramidi. Il "prodotto" "finito" potrà essere ricollocato nel proprio ambiente familiare, programmato -essendo dotato di movimento, parola e "elaborazione" del pensiero- per svolgere funzioni più o meno complesse ed in più ricorderà per sempre i propri cari, con cui sarà possibile avviare anche qualche immaginario, topico/esplicativo, rassicurante, circoscritto, limitato dialogo che non è potuto, purtroppo, avvenire prima della scomparsa, o inscenare violente discussioni o lotte furibonde. Il costo è di poco superiore al tradizionale "impagliato". Purtroppo non è stato possibile riproporre il vecchio prezzo, essendo infinitamente più elaborato - e richiedente, per ciò stesso, un tempo maggiore di impiego di risorse e capitale umano- il processo di estrazione dell'organico e di reimmisione del materiale inerto/semiconduttore.
In caso di interruzione temporanea di energia elettrica si consiglia di collocarlo nell'apposito "imballo" - due loculi e cucina- e di mantenere accesa la batteria tampone.
Prodotto soggetto a calo di peso. 
p.s. Il calo di peso farà sembrare i vostri cari, sempre, in forma smagliante.

martedì 14 gennaio 2014

Adeguamento Strutturale 3 - La Società dei Rifiuti

Capitalistiiiiiiiiiii....
Una scorreggia vi seppellirà

Adeguamento Strutturale 2

'"C'è del marcio in Danimarca" ... 
si, ma pure in Italia non scherziamo.'

Adeguamento Strutturale

Dio: "Prevista x lunedì
prossimo ore 07:42
fine del mondo"
S.Casalinga di Vog.: "Oh no, martedì
ho appuntamento
dal parrucchiere!"

domenica 24 novembre 2013

Passato radioso... Presente rognoso



http://www.youtube.com/watch?v=eBLVw92feas

"If You Want To Sing Out, Sing Out"


Well, if you want to sing out, sing out
And if you want to be free, be free
'Cause there's a million things to be
You know that there are

And if you want to live high, live high
And if you want to live low, live low
'Cause there's a million ways to go
You know that there are

[Chorus:]
You can do what you want
The opportunity's on
And if you can find a new way
You can do it today
You can make it all true
And you can make it undo
you see ah ah ah
its easy ah ah ah
You only need to know

Well if you want to say yes, say yes
And if you want to say no, say no
'Cause there's a million ways to go
You know that there are

And if you want to be me, be me
And if you want to be you, be you
'Cause there's a million things to do
You know that there are
Well, if you want to sing out, sing out
And if you want to be free, be free
'Cause there's a million things to be
You know that there are
You know that there are
You know that there are
You know that there are
You know that there are



http://www.youtube.com/watch?v=h804RWA-OgI

-Ho perso il lavoro.
-Nun te preoccupà, 'o ritrovamo...'ndo t'o si perso?
-L'ho perso al ministero.
-Embè? 'o ritrovamo! Quanto po' esse grosso il ministero? 'o mettiamo sottosopra e 'o ritrovamo.
-Ho perso pure tutti gli amici.
-Nun te preoccupà: li ricchiappamo...li ricchiappamo a tutti. cerca de fa mente locale de do' te li si persi...
-Ho perso anche la fiducia, la fiducia nel prossimo, l'ho persa.
-Tranquillo: ritrovamo pure quella. Io sto a fà la lista...hai perso: lavoro, amicizia e fiducia...ritrovamo tutto.
-Ho perso anche la fede.
-Ecco qua: aggiungo io. Se ritrova, basta ricostruì gli ultimi movimenti. Su! Ottimismo! Ritrovamo tutto.
-L' ho perso, l'ottimismo...
-E che ci vo'? E 'ndo...'ndo te lo si perso? Tu ti devi fa' sempre la domanda: 'ndo stavo, che facevo? Che movimenti facevo... ritrovamo tutto.
-Ho perso anche l'entusiasmo.
-Ecco qua, aggiungo, io: entusiasmo. Guarda: ce sta da lavorà, ce sta da lavorà perché i posti so' tanti, però ritrovamo tutto!
-E l'ultima cosa che me so' perso so' stati 'i soldi...
-Eh...e qua, amico mio, non ritrovamo proprio un cazzo

lunedì 18 novembre 2013

Dio,
nella tua infinita
bontà e saggezza,
fa che scampi da:
psicologi,
soprattutto progressisti-
quelli che mirano
all'oggettivazione
degli individui-,
insegnanti,
soprattutto progressisti-
quelli che mirano
a costruire/decostruire
gli individui-,
progressisti,
e serial killer.

"la scuola insegna a confondere processo e sostanza. Una volta confusi questi due momenti, acquista validità una nuova logica: quanto maggiore è l'applicazione, tanto migliori sono i risultati; in altre parole, l'escalation porta al successo. In questo modo si «scolarizza» l'allievo a confondere insegnamento e apprendimento, promozione e istruzione, diploma e competenza, facilità di parola e capacità di dire qualcosa di nuovo. Si «scolarizza» la sua immaginazione ad accettare il servizio al posto del valore. Le cure mediche vengono scambiate per protezione della salute, le attività assistenziali per miglioramento della vita comunitaria, la protezione della polizia per sicurezza personale, l'equilibrio militare per sicurezza nazionale, la corsa al successo per lavoro produttivo. Salute, apprendimento, dignità, indipendenza e creatività si identificano, o quasi, con la prestazione delle istituzioni che si dicono al servizio di questi fini, e si fa credere che per migliorare la salute, l'apprendimento ecc. sia sufficiente stanziare somme maggiori per la gestione degli ospedali, delle scuole e degli altri enti in questione."

venerdì 6 settembre 2013

Ciao Nando

http://youtu.be/M8E3-qEV7vA


La MoRTe dElLA MoscA
       Oggi è morta una mosca
dopo avere volato
tanti anni da sola
bassa bassa su un prato.
Un prato non è mai abbastanza grande
perché una mosca ci si perda,
ritrova sempre il suo cespuglio,
il suo dolce odore di merda.

Le mosche procurano noia
se volano a schiera unita;
da sole non danno fastidio:
si schiacciano dentro due dita.

Oggi è morta una mosca
digrignando gli ultimi denti,
subendosi l'ultima beffa,
la morte appartiene ai potenti.

Oggi è morta una mosca
oh, mio dio che sfacelo!
ronzare noiosamente
tanto lontano dal cielo.
Oggi è morta una mosca,
crack! l'ultimo colpo di ali.
Fortuna che noi siamo uomini,
fortuna che siamo immortali.

Oggi è morta una mosca,
muriamola nel suo alveare
insieme a tutte le altre
onoriamola con un piccolo altare...

Almeno però non si perda
il senso degli ultimi stenti,
alle mosche rimane la merda,
il cielo appartiene ai potenti.

Piazza, bella piazza, ci passò una lepre pazza,
uno lo accarezzò, uno lo abbracciò,
uno se lo baciò, uno lo consolò,
uno lo tranquillizzò, uno lo rallegrò,
uno molto lo amò,
col mignolino ch'era il più piccino la notte passò."

 

lunedì 2 settembre 2013

Oggetto: eugènica, allevaménto, scuòla

K: "C. perchè fai quello che fai? 
Perchè noi facciamo quello che facciamo? Forza."
C: "Non lo so."
K: "Io ho cominciato nella II Guerra Mondiale,
in Germania. 
Il piacere di uccidere è stimolante.
Più avanti nella vita io non riuscivo a trovare
qualcosa che riempisse quel vuoto...
che mi desse la stessa carica di energia...
così mi sono messo in proprio.
Ascolta... ascolta questo:
"Qualunque cosa la tua mano trovi da fare,
falla con gioia, perchè non esiste lavoro,
amore, conoscenza o saggezza nella tomba."
C: "Di chi è? C?"
K: "no è il vecchio testamento... è di Dio."
C: "mi sorprende che tu l'abbia citato, è il mio eroe."
K: "È anche il mio.
Uccidere il mio primo uomo è stato come
fare l'amore con la mia prima donna.
Mi ricordo ogni particolare.
Il profumo dei capelli,
il ghiaccio sulla finestra,
la carta da parati...
è come entrare in una diversa zona temporale...
Stai diventando un estraneo...
Ti stai isolando, sei condanato!"
C: "Condannato?"
K: "Tu sei diventato la loro tristezza
e vivi in un diverso stato mentale...
e si."

eugènica s. f. [dall’ingl. eugenics, der. del gr. εὐγενς «di buona nascita»]. – Teoria (detta anche eugenetica) che si propone di ottenere un miglioramento della specie umana, attraverso le generazioni, in modo analogo a quanto si fa per gli animali e le piante in allevamento, distinguendo i caratteri ereditarî in favorevoli, o eugenici, e sfavorevoli o disgenici, e cercando di favorire la diffusione dei primi (e. positiva) e di impedire quella dei secondi (e. negativa). 

allevaménto s. m. [der. di allevare]. –

1. Insieme delle cure con cui si nutrono e si assistono nello sviluppo, nella loro prima età, bambini, animali, piante: norme per l’a. dei bambini; l’a. dei polli, degli ovini, dei suini, dei bachi da seta; a. in batteria, particolare sistema di allevamento su scala industriale di polli (v. batteria), detti appunto polli di allevamento in contrapp. ai cosiddetti polli ruspanti, ottenuti con il tradizionale allevamento di tipo rurale; a. della selvaggina, l’insieme delle pratiche con cui s’interviene nella riproduzione di determinate specie di animali selvatici per favorirne l’accrescimento numerico e quindi il ripopolamento di determinati territorî a fini faunistici o venatorî; si esercita in apposite aree recintate, con tecniche diverse secondo le specie. Con sign. specifico, a. vegetale, il perfezionamento delle piante coltivate al fine di renderne la produzione maggiore per quantità e migliore per qualità (sinon. di genetica agraria).

2. L’insieme di animali che si allevano, e anche l’impianto a ciò destinato: avere un a. di polli, di conigli; un a. di cincillà, di volpi argentate. Nell’ippica, il complesso dei soggetti equini prodotti in un determinato paese (per es., a. francese, italiano, ecc.); corsa di a., corsa riservata ai puledri indigeni. 

 scuòla (pop. o poet. scòla) s. f. [lat. schŏla, dal gr. σχολ, che in origine significava (come otium per i Latini) libero e piacevole uso delle proprie forze, soprattutto spirituali, indipendentemente da ogni bisogno o scopo pratico, e più tardi luogo dove si attende allo studio]. –

1. Istituzione a carattere sociale che, attraverso un’attività didattica organizzata e strutturata, tende a dare un’educazione, una formazione umana e culturale, una preparazione specifica in una determinata disciplina, arte, tecnica, professione, ecc. Con questo sign., che è il più com., la parola è in genere accompagnata da determinazioni che ne specificano il carattere, le materie d’insegnamento, le persone cui l’insegnamento è diretto, ecc.: s. materna; s. elementare; s. primaria, quella comprensiva di scuola materna e scuola elementare; s. media o secondaria, distinta in inferiore o di primo grado, superiore o di secondo grado; apertura, chiusura delle s., dell’anno scolastico; riforma della s.; maestro di s., maestro elementare; compagni di s.; gli alunni delle s.; i bidelli, i custodi delle s.; libri per la s., i libri scolastici; s. pubblica, che dipende direttamente dallo stato; s. privata, gestita da enti o persone private; s. pareggiata e s. parificata (v. rispettivam. pareggiato e parificare); s. dell’obbligo, la scuola che deve essere frequentata per legge da tutti i cittadini (per molto tempo costituita da un minimo di otto anni di istruzione e successivamente innalzata a dieci); s. a tempo pieno, in cui l’attività didattica si svolge sia nel mattino che nel pomeriggio; s. serale, frequentata di sera da chi durante il giorno lavora; s. sperimentale, v. sperimentale, n. 2 a; s. speciale, istituita nel passato per fornire un’educazione e un’istruzione agli handicappati, poi abolita dalla vigente legislazione scolastica; s. mista, per alunni di ambedue i sessi; s. maschile, femminile, nella quale sono ammessi (oggi sempre più raramente) solo alunni di sesso maschile, oppure femminile; s. carcerarie, istituite presso le carceri e i penitenziarî con lo scopo di impartire un’istruzione per lo più di grado elementare ai detenuti che ne siano privi; con riferimento a istituzioni scolastiche spec. del passato, oggi superate dal progresso e dalle mutate condizioni sociali e culturali: s. popolare, diretta a combattere l’analfabetismo; s. rurale, scuola elementare riservata agli agricoltori; s. reggimentali, organizzate per i soldati analfabeti. Scuole Pie, scuole fondate nel 1597 da s. Giuseppe Calasanzio per educare e istruire i giovani, e ancor oggi tenute da sacerdoti scolopî. 

OTTIMO!!!

... MA RISULTATI FANTASTICI, ANCORA PIÙ ECLATANTI, SI POSSONO OTTENERE COMBINANDO I TRE ELEMENTI IN OGGETTO... OVVERO, CONVINCERE TUTTA LA POPOLAZIONE "ATTIVA", L'INTERO POPOLO LABORIOSO/INDUSTRIOSO/PARSIMONIOSO, DELLA BONTÀ DELL'EUGENETICA PUNTANDO ALLA COSTRUZIONE DI "STRUTTURE" CAPACI DI CONTRASTARE LA CONTINUA DERIVA E DECADENZA DELLA/E RAZZE "DOMINANTI" ... OVVERO CONVINCERE DI CIÒ ANCHE QUELLI CHE SARANNO TERMINATI/STERILIZZATI/NEUTRALIZZATI/ANNIENTATI... CONVINCERLI CHE SONO INUTILI BOCCHE DA SFAMARE CAPACI DI MANGIARE SENZA CONTRIBUIRE MINIMAMENTE ALLO SFORZO PRODUTTIVO DELLA NAZIONE E CHE SE ANCHE SONO IN QUESTA CONDIZIONE PERCHÈ NON RIESCONO A INSERIRSI NEL "TESSUTO PRODUTTIVO", LA RESPONSABILITÀ DIPENDE SOLO ED ESCLUSIVAMENTE DA LORO STESSI. INSOMMA CONVINCERLI CHE SONO IN UNO STATO OPPOSTO A QUELLO DI "STATO DI GRAZIA" DI CALVINIANA MEMORIA. SI OTTIMIZZANO COSÌ, ULTERIORMENTE, LE RISORSE DELLA NAZIONE-PAESE SUGGERENDO-INDICANDO-AGEVOLANDO IL SUICIDIO DI MASSA DEI NON "IDONEI", RENDENDO INUTILI LE INESTETICHE, SCOMODE E POCO PRESENTABILI STRUTTURE TERMINATRICI.
iN TUTTO QUESTO PROCESSO NESSUNO SARÀ "NON RESPONSABILE".

p.s. io, da "amatoriale", prevedo una "riduzione" di circa 4 miliardi di persone, ma, essendo per natura ottimista -sempre incline a vedere in ogni faccenda il lato positivo-, sulla cifra, potrei sbagliare... in fondo sono solo un dilettante allo sbaragliooooo.


domenica 28 luglio 2013


"Potere e annullamento del pubblico"
"Il potere è tante cose e parlarne è anche superfluo perchè non si arriverà sicuramente alla fine del discorso e neanche da nessuna parte. La cosa è che uno dei problemi legati alla nostra relazione con i poteri, con i potenti, con chi gestisce i poteri e dunque anche i privilegi, dipende anche dalla nostra relazione con ciò che è pubblico e ciò che è privato. In questi ultimi anni si è rovesciato pesantemente il pubblico nel privato, cioè tutto quello che prima pescavamo nel pubblico adesso lo cerchiamo nel privato. Ieri, in treno, ho comprato un panino, uno di quelli orrendi e mentre lo mangiavo mi sentivo a disagio. Mangiare davanti ad altre persone che non conosci, in un luogo pubblico mette a disagio. Fino a 30-40 anni fa era abbastanza normale trovare persone che mangiavano in pubblico e che mangiavano anche cose “grosse” in pubblico, cioè non un panino, un tramezzino, due patatine... no, mangiavano tanto. Quando ero “ragazzino”, ci portavamo da mangiare ai castelli romani, dove c'erano le fraschette, si mangiava alle fraschette, si mangiava anche sul muretto davanti alla fraschetta, ma si mangiava la pasta asciutta. Nella scampagnata del primo maggio, mica ti portavi solo fava e pecorino, ti portavi “la pila con la pasta asciutta, i “facioli”. Si mangiava in pubblico, mangiare in pubblico oggi è una cosa quasi completamente scomparsa. Mangi in pubblico se mangi al ristorante che ha i tavolini lungo la strada, ma non mangi in pubblico perchè ti siedi su una panchina e “te fai” un piatto di bucatini insieme a tua moglie. Chi mangia, oggi, in pubblico? Persone che ci mettono a disagio – gli immigrati... O dormire in pubblico. Da ragazzino all'osteria vicino casa succedeva quello che mio padre faceva a casa, si addormentava a tavola ed io mi ricordo che spostava con un solo braccio quello che aveva davanti e si addormentava a braccia conserte, come a scuola, quando le suore ti fanno dormire dopo pranzato. Dormire in trattoria era abbastanza normale. C'erano quelli che si buttavano in un parco, si mangiavano un panino e si mettevano a dormire. [Mangiare e dormire in pubblico ha oltrepassato la soglia del disgusto] Chi dorme oggi in pubblico? Barboni, persone povere, alcolizzati che si pisciano addosso. Queste sono due cose che noi non facciamo più in pubblico, non è che non mangiamo e non dormiamo più, però quelle cose è tendenzialmente meglio non farle in pubblico, le fa uno un po' messo male, oppure bisogna farlo velocemente. Magari ti stendi in un parco, se ci sono altri stesi, però non ti metti a dormire. Eppure nella nostra cultura c'è questo. La “pennichella”, il “pisolino”, la “siesta” per gli Spagnoli, era una consuetudine. Io adesso sto lavorando con un attore spagnolo e lui non capisce perchè non facciamo la siesta. Questo vale per tutta una serie di altre cose. Ci baciamo in pubblico, questo si [“il sesso concesso dal potere” di pasoliniana memoria], un tempo questa cosa non si poteva fare in pubblico. Si è rovesciato. Il corteggiamento per esempio. Prima il corteggiamento era una cosa che accadeva solo nel luogo pubblico, in privato o era visto come una violenza, oppure era qualche cosa di scandaloso. Il corteggiamento era una pratica che veniva espletata esclusivamente in luogo pubblico: in chiesa, al lavoro un po' meno perchè uomini e donne non lavoravano insieme, l'andare e il tornare dal lavoro. Persino sull'autobus. Oggi il “corteggiamento” non è più in luogo pubblico, c'e ancora lo struscio, però è più nella festicciola, nella discoteca, nella pizzeria, cioè i luoghi ancora un po' pubblici, dove però non sei più uno che passa, un cittadino, ma sei in quella transizione tra pubblico e privato, nel tuo ruolo di cliente, Non usciamo più per andare in un luogo pubblico. Usciamo per stare in piazza? Per fare due passi? Per noi uscire è andare in un altro luogo che è a metà strada tra pubblico e privato che è “magnà”, “beve”... i luoghi che aprono sono tutti pizzerie, trattorie, enoteche, cioè luoghi dove vado in qualità di cliente. Questa scomparsa quasi totale del luogo pubblico ha determinato una mutazione nella nostra condizione. Il potere sta facendo questo. “potere” inteso in senso lato, un insieme di situazioni differenti che vanno dalla possibilità di gestire in maniera più facile la vendita degli oggetti, nei supermercati, nei centri commerciali, nei negozi di taglio più piccolo, ma sempre inseriti nei centri commerciali. Ecco che allora i centri commerciali sono luoghi che sembrano pubblici, perchè sembrano delle piazze, ma in realtà sono luoghi privati, quantomeno più privati del pubblico. Il centro commerciale non ha bisogno di altro che del singolo, di tanti singoli, dove 1+1+... non fa mai 2, che vanno lì e fanno i clienti. Spendono o quantomeno recitano la parte del cliente, anche se vanno a fumare una sigaretta e sono seduti su una panchina, comunque sia non è molto diverso da quello che è uscito dal bar o da quello che sta entrando in un negozio per comprarsi qualche cosa. Sono comunque “clienti”. Questa scomparsa quasi totale di ciò che è pubblico ci mette in una condizione,anche se non sappiamo dove è il potere, di persone, comunque gestite da qualche altro. Che non sono più in grado di gestire quel patrimonio straordinario che è il nostro orizzonte. Non abbiamo più un orizzonte, perchè nel privato l'orizzonte è chiuso da un muro, da un recinto e anche se tu vivi in una casa molto grande, anche se hai una villa, o stai su “internet” non avrai mai uno spazio grande come una città. Le rivolte Siciliane, di Palermo della seconda metà dell'ottocento ci furono anche perchè i Savoia spinsero le persone dentro le case, vietarono di andare in giro nudi o seminudi, vietarono di tenere gli animali lungo le strade o nei cortili, chi aveva gli animali nel cortile ha dovuto portarli in casa, vietarono di fare i lavori lungo la strada (es del bottaio). Da qui scoppiarono tutta una serie di rivolte, perchè per i piemontesi era scandaloso. Per le persone del sud era la loro vita. Uno che aveva una piccola casa, aveva bisogno di uno spazio esterno e quindi proiettavano il loro privato in luogo pubblico ed il pubblico veniva ad essere tutto il resto, tutto quello che era attorno al buco nel quale vivevano. Dunque la nostra città è decisamente molto più grande di una qualsiasi villa o casale, perchè queste sono niente rispetto ad una città. Se qualcuno vivesse chiuso in una enorme casa per tutta la vita, quella casa, per quanto enorme, sarebbe una galera non molto dissimile da una cella di due metri per due. È dove c'è un limite oltre il quale non puoi andare, quel confine che diventa un capolinea, che non è più un confine, che diventa una galera. La politica sta alla polis come una città al cittadino. Fare politica significa che tutti fanno politica, perchè tutti sono cittadini, tutti stanno nella polis. Quando c'è qualcuno che fa politica a nome tuo, quello che chiamiamo “democrazia rappresentativa”, si capisce che c'è un inghippo, perchè c'è quello che si fa eleggere e poi per 5 anni ci pensa lui! La città deve essere non tanto grande da diventare un labirinto e non tanto piccola da diventare una galera e una casa è una galera, se non esci mai da quella casa, tant'è vero che ci sono anche gli “arresti domiciliari” che sono un po' meglio che stare in galera, ma non deve essere piacevole stare tutta la vita rinchiuso dentro una casa, per quanto grande possa essere la casa. O trasformi la tua condizione in una patologia oppure è una condizione di detenzione. Dunque questa scomparsa del pubblico è uno devi veri grandi problemi della relazione con quell'idea che chiamiamo potere. Nelle situazioni di auto-organizzazione che abbiamo conosciuto in questi anni, la più importante e conosciuta è quella dei no tav, ma ce ne sono centinaia in tutto il paese. Dai non dal Molin a Vicenza ai no fly a Ciampino, gli occupanti di Cinecittà, gli occupanti del Teatro Valle... Solo intorno a Roma ce ne sono altri sei o sette. Ad Albano contro l'inceneritore che avrebbe dovuto abbassare il livello di combustione con l'ausilio dell'acqua, quando ad Albano non c'è acqua, però questo impianto doveva essere costruito lo stesso perchè chi lo costruisce è quello che è proprietario della più grande discarica europea, quella di Malagrotta, che dovrebbe essere chiusa da anni, però a Roma non si fa la differenziata. Perchè? Perchè questo guadagna “co la monnezza”. Se la “monnezza” diventa una risorsa, la discarica è una banca e quindi punta ad aprirne altre, tanto la monnezza non è mica come i soldi, noi stiamo nell'euro e possiamo stampare soldi solo entro certi limiti, ma di monnezza ne puoi fare quanta te ne pare e dunque a Riano Flaminio hanno deciso di farne 2 di discariche non rispettando nemmeno i limiti previsti. Per le case sparse deve essere ad almeno 700 mt. e il centro abitato a 1.500. invece a Riano le prime case stanno a pochi metri e in mezzo a queste due discariche, a 500 mt l'una dall'altra c'è anche una scuola, 200 famiglie hanno l'acqua esclusivamente dai pozzi (200 famiglie sono tante persone in un piccolo centro) e Riano è una località dove è tutto tufo, quindi il sottosuolo è permeabilissimo e c'è acqua ovunque ed è per quello che si alimentano con i pozzi, dove sono state chiuse 2 piccole cave di ghiaia dopo l'esaurimento ed è affiorata l'acqua e si sono formati 2 laghetti. In un posto del genere loro vorrebbero fare 2 discariche e questo gruppo di persone hanno detto che lì non si potevano fare 2 discariche, hanno occupato i due spazi e hanno fatto un presidio. Inizialmente il problema era la discarica di Riano, poi queste persone hanno cominciato a parlare. Questi sono stati tirati fuori dalle loro case perchè se rimanevano chiusi nelle loro case gli avrebbero portato tonnellate di merda. In questo modo, quella condizione li ha tirati fuori dal loro privato e li ha buttati in un pubblico obbligatorio, come nel caso della guerra quando bombardano una casa, quel nucleo familiare si ritrova a dover andare presso parenti. Quando sei catapultato nel pubblico, vivi una condizione dove abbassi l'istinto di costruire confini con l'altro. Quando stiamo in 5 sull'autobus, stiamo magicamente equidistanti l'uno dall'altro. Quando invece siamo in 200, su un autobus che ne potrebbe contenere 30 non ci frega più nemmeno di quello che suda, che io sudo su un altro e l'altro suda addosso a me. Abbassiamo la tendenza a costruire confini ed aumentiamo i livelli di tolleranza (magari poi la situazione esplode), però sei costretto a condividere tutto con tutti. A Riano a seguito di questo evento hanno cominciato a parlare di decrescita. Hanno cominciato a dire il problema non è la discarica di Riano, il problema sono le discariche... non vogliono le discariche, perchè non vogliono più buttare carta, metallo... perchè non si recupera la carta, la plastica, il vetro, il metallo... dato che si tratta di materiali recuperabili praticamente al 100%? Carta, legno e plastica hanno un potere di combustione elevatissimo ed è per questo che vanno negli inceneritori. La monnezza si deve bruciare. Per fare gli inceneritori ed accedere ai soldi “pubblici”, perchè questo tipo di energia viene considerata come energia pulita, come il fotovoltaico, “recuperi una cosa invece che buttarla e la trasformi in diossina e altre porcate... pm10 ecc. pertanto quella gente tirata fuori dal privato si è messa a fare questi discorsi e questo è il primo livello. Secondo livello: livello ludico, che è fondamentale per vivere in pubblico, quello che ti fa giocare in pubblico. C'è più qualcuno che gioca in strada? Quanti erano i giochi di strada prima? Io ne conoscevo 6-7 (nizza, belle statuine, acchiapparella, buzzico rampichino, palla avvelenata, ruba-bandiera, picchio, la corda... oltre a quelli come il pallone...), ma questi giochi si fanno ancora? Prima pure gli adulti giocavano per strada (la morra). Queste cose non si fanno più, perchè non è più pensabile che qualcuno faccia quelle cose in strada. Da questo punto di vista una delle invenzioni più terrificanti della modernità è la metropolitana. Io abito a Morena (un posto del cazzo), c'è un autobus che mi porta fino alla prima fermata della metropolitana (anagnina), all'altro capo ho battistini (significa andare da un posto sfigato ad un altro posto sfigato). Da anagnina a piazza di spagna ad esempio, quel tempo e quel luogo, è un non tempo e un non luogo, è proprio un rompimento di palle, è una cosa inutile, nel senso che tra anagnina e spagna che luogo e che tempo è (Sono chiuso dentro un vagone, seduto o, addirittura, in piedi). Se esistesse il “teletrasporto” di Star Trek, lo faremmo 99 volte su 100, invece in mezzo c'è tutta una città che per me è esclusivamente un rompimento di palle, una cosa inutile, eppure c'è una città. Questo è folle, la città scompare, non c'è più. Quanto sarebbe meglio svuotare le città da tutti quei mezzi che nascono in contraddizione rispetto alla città stessa e che sono tutti mezzi nati dopo la nascita del concetto di città e di tutti i centri storici. Io ho un furgone. In certi paesi non c'entri con il furgone, fai fatica, perchè non sono stati pensati per farci entrare un furgone o una macchina. Lo vedi dove è proprio una forzatura entrarci. Nei centri storici delle città noi abbiamo un esempio chiarissimo di cosa è vivere in un contesto pubblico e non privato. Strade strette che diventano piazze. Nelle nuove costruzioni le piazze, i luoghi di aggregazione non esistono. Se c'è uno slargo è perchè devi metterci i negozi o i giochi per i bambini (ancora o luoghi per il consumismo o recinti, steccati). Tante volte questi spazi vengono distrutti, perchè le persone sono ignoranti ma non stupide, perchè non sanno perchè stanno facendo a pezzi un parco giochi, però lo sentono che non è una cosa loro, che è in contraddizione rispetto a quello che loro richiedono rispetto dalla loro presenza in quel centro abitato, quel luogo per essere abitabile. Allora il vecchietto a Napoli sta seduto davanti al suo basso con due zampe sul marciapiede e 2 zampe alla mercé dello scooter con quattro persone sopra, però ci sta, o sta affacciato alla mezza porta. Ci sta perchè quello è il suo orizzonte, è ancora padrone del suo panorama, di un orizzonte, che è un orizzonte vero, ma anche culturale. Gli antropologi dicono che l'insegnamento umano è una cosmografia, nel senso che è una letteralizzazione della mia visione del mondo. Nel centro di Genova, per quanto possa essere degradato, ci rendiamo conto che una vita ha o ha avuto un senso. Nelle new town di Berlusconi questo non c'è, perchè quel luogo non è pensato per una persona che sta fuori. Berlusconi, che da un certo punto di vista è un genio perchè dice le “cattiverie” che tutti gli altri pensano. Quando ci hanno fatto vedere le casette di Berlusconi, c'era anche una panoramica anche esterna, ma le casette le facevano vedere dentro. L'Aquila, ce l'hanno mai fatta vedere una casa all'interno'. Automaticamente quello che andava a fare le riprese girava per le strade. L'Aquila è una città e la città è soprattutto quello che accade fuori dalle case. Le new town erano invece il frigorifero con lo champagnino, il bicchiere, l'asciugamano, la carta igienica... non quello che accade fuori, perchè non è pensabile che accada qualcosa fuori. Nella mia borgata non ci sono i marciapiedi. Non ci sono i marciapiedi perchè non è pensato che qualcuno vada a piedi. Prima era una borgata povera dove le strade erano di terra e c'era la cicoriara che girava in bicicletta. Usciva di casa con le buste di plastica e il coltello e faceva la cicoria per strada. Quando aveva fatto una busta si fermava e la vendeva. Pure mia nonna quando ci veniva a trovare lungo il tragitto faceva la cicoria. Nel momento in cui la gente si è chiusa in casa e le strade sono diventate di catrame, fare i marciapiedi non è stato più contemplato. Ultimamente c'è stato un gruppo di cittadini che ha chiesto i marciapiedi, ma molti si sono opposti perchè altrimenti non sarebbe stato più possibile parcheggiare. Non ci sono i marciapiedi perchè non è pensato. Prima la gente usciva a piedi e attraversava il prato, adesso che la borgata non è più poverissima, e la gente ha trasformato la casa contadina in tempietti greci. Si fanno muri di cinta altri 5-6 metri... come nelle carceri. Non vogliono i marciapiedi. Se vivi in camera con il suv e lo prendi per uscire ed andare in bagno in sala o alla porta dove hai l'altro suv per andare al centro commerciale è chiaro che ti chiedi a cosa serve il marciapiede. Abbiamo bisogno di qualcosa che ci prenda e ci trascini con forza fuori dalle nostre case. Qualcuno non basta, perchè se qualcuno avesse il potere di farlo, sarebbe un problema di relazione subalterna rispetto a qualcun'altro. Nel momento in cui non possiamo più stare dentro, dobbiamo uscire fuori.
L'aspetto ludico.
Quando vai in questi posti dove la gente è stata costretta ad uscire fuori, come ad esempio a Riano, emerge l'aspetto ludico. In tutti questi posti emerge chiaramente che fare politica è una cosa anche divertente, hanno compreso che fare politica è una cosa anche divertente, che fare politica significa ridiventare cittadini, e dunque fare politica è anche mangiare insieme. Nel Dal Molin, dove c'è stato un presidio che hanno sgomberato, Marta, una dei partecipanti al presidio, mi diceva che, forse la base la costruiranno pure, però io la sera, invece di passarla in birreria con le amiche, la passo a giocare a briscola o a scopa, magari con un ragazzo che ha la metà dei miei anni e con un'anziana maestra, cioè la sua vita è migliorata e questa è una cosa che tutti ti dicono, anche se, nel frattempo,a magari hanno perso il lavoro, però la loro vita è migliorata, sono riusciti ad evadere da quella prigione che è il loro privato, andando “fuori”, magari in un luogo che fa schifo lo stesso, ma è più grande e in cui hai la possibilità di incontrare e condividere cose con altri. Per fare questo non serve un passaggio ideologico o una scelta consapevole, ma serve soltanto un territorio che si muove. A questo proposito va osservato che tra i parametri positivi per la scelta di un sito su cui costruire nefandezze, vi è la docilità del territorio. Sostanzialmente il sopruso lo fanno quando sanno che la popolazione non gli romperà le balle. Non credo che in Val di Susa l'alta velocità si farà mai, essendo una bestialità talmente grande che è quasi impossibile realizzarla, comunque se la faranno, sono sicuro che non faranno discariche, inceneritori ecc., perchè tanto più dura è la resistenza a queste mostruosità, tanto più alto è il costo della loro realizzazione. Pertanto la mobilitazione di un intero territorio, anche se non impedisce la costruzione nell'immediato di tali aberrazioni, costituirà sicuramente un impedimento a quello che potrebbero fare tra 10 anni. Detto in altri termini in questo modo non si sta frenando la deriva immediata, ma si sta frenando la deriva molto più lunga. Un'altra caratteristica di questi gruppi autorganizzati, che hanno scelto di rifiutare la delega (non delegano qualcun'altro e probabilmente è per questo che sono visti tanto male dai partiti, dai sindacati...) è che hanno una vita molto breve perchè molto spesso sono legati a una questione contingente. Il Collettivo Precari Atesia ha avuto una importanza fondamentale nella storia di questi ultimi anni ha fatto si che il più grande call-center italiano, uno dei più grandi d'Europa, si cambiassero le modalità di assunzione degli operatori Gli ispettori hanno stabilito che erano nell'illegalità, per cui chi svolgeva mansioni da lavoratore subordinato e aveva un contratto da collaboratore o libero professionista ecc non solo doveva essere assunto come lavoratore subordinato, ma doveva ritenersi assunto dal primo contratto firmato con l'azienda. Dunque assunzione c'è stata, però l'allora governo di centro-sinistra ha messo a disposizione 300 mln di € per la stabilizzazione con i sindacati territoriali che dovevano regolare queste assunzioni. Queste assunzioni sono state comunque assunzioni part-time a venti ore settimanali e uno “stipendio” di 540 € mensili, a fronte di una busta paga che oscillava tra i 700 e i 1.000 € pre-assunzione. Questo in quel caso ha significato o l'abbandono di quel posto di lavoro o la ricerca di altri 2 posti di lavoro in nero e come collaboratore-professionista-partitistaiva, in luoghi dove, forse per fortuna, non arrivano i sindacati. Molti hanno accettato questa “stabilizzazione”, ma a quali condizioni? Il sindacato ha imposto la firma di una liberatoria in cui i lavoratori dichiaravano che in precedenza all'assunzione lavoravano realmente a progetto ed in più hanno ridotto anche l'intervallo di tempo (due mesi?) in cui si può fare causa all'azienda. Nessuno del collettivo Atesia ha firmato e sono stati tutti messi fuori dall'azienda. Pertanto il collettivo Atesia ha avuto breve durata, ma ha avuto una grande importanza non solo nell'Atesia stessa, ma anche al di fuori, perchè tutti quelli che si sono formati in questa lotta, hanno poi riprodotto questa stesse forme di lotte in altri posti di lavoro.
Egemonia e subalternità
"Siamo abituati a pensare in termini di egemonia e subalternità, un concetto espresso da Gramsci secondo cui le classi dominanti esprimono un'egemonia culturale nei confronti delle classi subalterne, così come esponenti delle classi dominate possono esprimere un'egemonia culturale. Un altro concetto è quello di non egemonia. Non necessariamente chi non ha potere non ha niente, in realtà ha tante altre cose e quello che vediamo in queste battaglie territoriali è proprio questo. Sulla carta i NO TAV sono sconfitti, data la sproporzione tra le forze in campo. In casi come questi le strutture che entrano in gioco non esprimono un 'potere' nel senso tradizionale del termine, ma non sono nemmeno disarmati, esprimono un concetto di non egemonia", o, forse, ed io lo spero vivamente, una non accettazione del rapporto di dominio."

lunedì 24 giugno 2013

Un gelato al gusto di Malanga.
Bravo Prof. Malanga, sagace e interessante. Le cose che dice sono davvero intriganti e cariche di suggestioni e riferimenti, oltre al fatto che quel che dice è un tentativo di unificare in una unica teoria molte cose che apparentemente sembrano diverse... Mi sta dicendo che se un tipo soffre di colite cronica e si caga addosso come un maiale è la sua anima che gli vuole dire quache cosa. Ho capito bene?