domenica 2 settembre 2012

 Ipotesi di lavoro
Il partito concepito da Lenin è stato uno strumento di divisione e di accumulazione di privilegi. Non poteva essere altrimenti. Scontava la distanza abissale tra le aspettative e quel che effettivamente riusciva a mettere in campo. Il partito leninista incubava al suo interno disuguaglianze che alla fine lo avrebbero distrutto. Nelle intenzioni doveva riassumere in se istanze di cambiamento, di fatto non riusciva nemmeno a organizzare, in maniera efficiente, la produzione di "ricchezza".  Si limitava ad organizzare e redistribuire "risorse scarse" che non riusciva a far crescere in maniera adeguata. L'esperienza della rivoluzione russa si è risolta nella pratica del "comunismo di guerra", in grado di amministrare, in maniera, a dire il vero, piuttosto efficiente, "risorse scarse", ma non è mai riuscita (nonostante numerosi tentativi, che si sono conclusi inevitabilmente in un bagno di sangue, che riuscivano solo a convertirsi con una velocità pari a quella della luce e altrettanto inevitabilmente in capitalismo o, almeno, in "aspirazione" al capitalismo) a gestire e a produrre "ricchezza". È su questo terreno che quel progetto è stato sconfitto. È crollato di fronte all'incapacità, nonostante avesse a ivilegi. Non poteva essere altrimenti. Scontava la distanza abissale tra le aspettative e quel che effettivamente riusciva a mettere in campo. Il partito leninista incubava al suo interno disuguaglianze che alla fine lo avrebbero distrutto. Nelle intenzioni doveva riassumere in se istanze di cambiamento, di fatto non riusciva nemmeno a organizzare, in maniera efficiente, la produzione di "ricchezza".  Si limitava ad organizzare e redistribuire "risorse scarse" che non riusciva a far crescere in maniera adeguata. L'esperienza della rivoluzione russa si è risolta nella pratica del "comunismo di guerra", in grado di amministrare, in maniera, a dire il vero, piuttosto effidisposizione tecnologia adeguata e risorse enormi, di progettare un sistema che fosse allo stesso tempo egualitario e capace di gestire livelli di produzione e ricchezza via via crescenti. Quando venivano lanciate istanze economiche capaci di creare ricchezza queste, immediatamente, appena cominciavano a svilupparsi, ricadevano nel capitalismo. Da qui la necessità di procedere, ogni volta, ad un "azzeramento" di quanto era stato fin li costruito. 
Cause
Sono direttamente nel cuore della costruzione leninista. Un partito capace di cogliere enormi successi sul piano politico; un nano incapace di produrre il benchè minimo progresso sulla strada del comunismo, cioè della trasformazione dei rapporti di produzione. Tant'è che è crollato senza lasciare alcuna "traccia" del suo passaggio -Ed è questa la risultante di quanto la messa in campo di istanze diverse che si pongono l'obiettivo di "modificare" un dato sistema economico è capace di imprimersi nella "storia". Semplicemente la struttura economica e le "patetiche masse" di quei paesi non sembrano essere in alcun modo state influenzate da questo fenomeno e sono ripartite esattamente da dove erano prima della rivoluzione. Un po' quel che è successo con il fascismo in Italia che aveva inquadrato sotto di se milioni di persone, gli aveva fatto indossare la divisa fascista, ma una volta tolta quella divisa tornarono ad essere quelli che erano 50, 100 anni prima, come faceva notare Pasolini. In sostanza il primo tentativo comunista di rovesciare il capitalismo, sempre per dirla con Pasolini, non ha minimamente toccato la "struttura" economico-sociale e, dunque, nemmeno l'"anima" dei singoli individui, pur avendoli brutalmente repressi o, in alternativa, irregimentati in un totalizzante regime. Perchè è accaduto tutto ciò? Sempre Pasolini ne da una spiegazione indiretta analizzando quanto forte è stato l'impatto del "consumismo" -istanza economica anzichè politica-, sulla "struttura" e, in conseguenza, nell'"animo" umano. Pasolini addirittura arriva a parlare di "genocidio" culturale. Eppure il "consumismo" non ha, almeno apparentemente, usato violenza, non ha massacrato nessuno, almeno fisicamente -si potrebbe parlare delle devastazioni "intime", dello scempio che il potere ha operato sulla "psiche" umana, che il "consumismo" ha portato con se, di quelle devastazioni che, come i pestaggi ben organizzati, non lasciano segni all'esterno, ma "sono capaci di svuotare il "contenuto" dei poveri corpi umani -del resto la coscienza non è un optional?-, di ridurli a meri involucri, però, fisicamente conservati in maniera eccellente. Ed è proprio questo che, in ultima analisi ha mandato in frantumi le società "socialiste". È stato lo "sbrilluccichio" e l'enorme congerie di merci che il consumismo ha prodotto (ed è potenzialmente in grado di produrre anche a scapito dell'integrità ambientale e anche se, alla lunga, produrrà catastrofi per tutte le forme di vita. Dato che il consumismo ha modificato la struttura e, dunque, l'animo delle persone, è un elemento che è entrato indelebilmente a far parte della nostra vita e di cui non si può, ne si potrà in futuro, fare a meno di tenerne conto e con cui fare i conti) che ha definitivamente infranto il loro precario equilibrio. Questo, però, sarebbe un altro discorso. Quel che è utile osservare è che agendo sulla "leva economica" il risultato che si è ottenuto è un insieme di trasformazioni, tutto sommato accettate consensualmente, che arrivano perfino a influenzare pesantemente la micro-struttura individuale e li si installano permanentemente, che presentano una enorme stabilità e che entrano a far parte integrante della struttura fisica e psichica degli individui in maniera indelebile, cioè in maniera che non è più cancellabile, dalla quale non si può più prescindere. Il "consumismo" è stato capace di modificare, per così dire, in maniera "indolore" non solo la struttura economica, ma anche gli individui. Si direbbe che il "cambiamento" economico/sociale abbia una direzione e un verso, come l'acqua per la fisica. Ma allora perchè non provare ad usare istanze economiche capaci di veicolare il "cambiamento", l'avvento di questa a lungo disperatamente ricercata, desiderata, agognata, sognata età del comunismo.

martedì 28 agosto 2012

Falso Movimento Meccanico.
Non riesco più a dormire. Sogno, mi sembra, di avere un gran sonno, ma appena mi distendo sul letto, le gambe iniziano a tremare. Sarà perchè sembro nervoso... no, anzi, perchè sono nervoso. Allora mi alzo passeggio un po', mi siedo, ma le gambe rimangono tese, come quando, in immobilità assoluta, le sinapsi continuano a riempirsi di acetilcolina. Quanto sarebbe bello avere un po' di massaggio. avrei bisogno di una massaggiatrice gigante che mi accudisse con grandi mani, come cuscini. Ci sono un'infinità di problemi che si accumulano ed io non ho più la forza per risolverli. Non ce la faccio... ed un peso mi opprime, è come avere cinquanta chili -o, forse, cinquecento- sullo stomaco. Il fatto è che il mondo ha iniziato a correre sempre più velocemente, come le mie dita sulla tastiera nel vano tentativo di "tenere il passo" e non è una "sensazione". Sono le cose reali che si sono messe a correre e a sbattere e a cozzare tra di loro e aumenta esponenzialmente il rischio di finire schiacciato. È la formazione di un nuovo "buco nero", quando le cose collassano, implodono all'interno e si "addensano in un punto impedendo persino il passaggio di un semplice, innocuo, meraviglioso raggio di luce. Quando capisci che non c'è possibilità di salvezza quel che hai intorno si disfa e riesci a vedere le cose nella loro sola ed unica prospettiva reale. Perdi la capacità di sognare. "Dei sogni non si dovrebbe mai ridere", e dovrebbe essere importante poterli incrociare continuamente con i fatti reali, misurare la distanza siderale tra i primi e i secondi e rallegrarsi, gioire, per ogni loro infinitesimo avvicinamento, ma questo è possibile solo quando esiste -"la scelta". Anche solo una piccolissima possibilità di immaginare mondi alieni diversi da quello reale. Oggi sono andato in banca e ho dovuto poggiare un dito su un rilevatore di impronte, poi sono andato a comperare due schede telefoniche e sono stato schedato nel vero e proprio senso della parola, il mio documento, una mia foto, è stata scannerizzata ed è entrata definitivamente a far parte di una qualche banca dati telematica dalla quale qualcuno al momento opportuno saprà efficacemente "tirarla fuori", quando sarà necessario eliminare un pericoloso "estremista", costruire un nuovo "falso positivo" o più semplicemente organizzare una campagna pubblicitaria con "target" costruiti a "tavolino". Il dramma è che non c'è altra possibilità, o "acquisto"/"accesso ai servizi" con schedatura o niente. È estremamente facile. Ho portato il mio denaro da qualche parte e ho permesso a qualcuno di beneficiarne; ho acquistato qualche cosa permettendo a qualcuno di fare "commercio" con notevole utilità per se stesso e come risultato sono stato "schedato". Il mondo si è ribaltato. Anzichè avere controllo totale su chi gode dei benefici che io con il mio lavoro garantisco, sono io ad essere controllato. È un percorso obbligato. Non ho scelta, o cosi o "ciccia...". È una realtà incontrovertibile che i miei percorsi spazio-temporali siano "tracciati" e memorizzati, data l'enorme quantità di telecamere e di satelliti che gravano su di me e su ogni cazzo di essere dotato di movimento e che respira. È anche attraverso questo progressivo restringimento di spazi vitali individuali che si restringono le libertà individuali in un movimento progressivo di soffocamento altrimenti noto come "garrota". E che dire di quei solerti dipendenti e funzionari che controllano tutto ciò? Pupazzi inconsapevoli che sprigionano gioia da ogni poro per aver assunto "un ruolo importante", o solo un ruolo che si sostanzia con un sostantivo. Poveri idioti che ritrovi contro e che impediscono, di fatto, loro malgrado, di arrivare anche solo a un tiro di schioppo da quelli che contano realmente e sono realmente responsabili, salvo poi, quando sono stati "spremuti come limoni" ed usati come prostitute per prestazioni sessuali dietro congruo compenso, quando è svanita anche l'illusione di aver tratto un qualche beneficio dall'essere stati nominati "capoposto" confessano o vorrebbero confessare almeno a se stessi o a qualche "prete travestito" che passava di lì per caso in vena di ascolto di fatti più o meno "sconvolgenti": "io non sapevo..., non ero consapevole di essere..., sono pentito di..." . Di loro si potrà solo dire: "Dio perdonali, perchè non sanno ciò che fanno". Sono idioti inconsapevoli integrati nel sistema, un sistema che assomiglia sempre più sinistramente a "matrix" e per i quali si può dire: "se non sono contro il sistema, fanno parte del sistema".  Perchè non commettere, allora, un atroce delitto o un qualche efferato crimine? Non è più necessario il carcere. Il mondo si è già trasformato in una prigione a cielo aperto. Un allevamento di pesci che si immaginano di essere liberi di nuotare per il grande oceano e sono invece, ammassati, inscatolati senza possibilità di fuga o di costruire la propria vita al di fuori di schemi preordinati e controllati. Tutti dello stesso peso, tutti con gli stessi orari per mangiare ed "evacuare", tutti che nuotano nella stessa direzione. I pochi che vorranno fermarsi solo per, innocentemente, riposare o magari per invertire il senso di marcia, saranno sicuramente terminati o sottoposti a I.L.I.F.A.R. terapia. Per essere "schedato", basta mettere in atto un qualche innocuo, usuale comportamento. In futuro, ne sono fermamente convinto, il salumaio chiederà di riempire una qualche dannata scheda, per consentire l'accesso al suo locale o il macellaio pretenderà di misurare la pianta del piede, la circonferenza del cranio, la lunghezza del cazzo, il diametro del buco del culo -in costante e progressivo aumento come le "magnifiche sorti e progressive"-, di conoscere il colore degli occhi, dei capelli e l'altezza dei suoi potenziali avventori, in quanto grandezze necessarie ad un riconoscimento più puntuale e veritiero. Tutto in e per sicurezza. Come se prendere misure "precauzionali" garantisca una vita felice, priva di rischio e senza intoppo alcuno. Le cose si stanno sfaldando ai margini e non c'è neppure una qualche reazione apprezzabile. Il conflitto è stato sterilizzato, disinnescato... anche la minima reazione di sdegno o la benchè minima indignazione. La gente apparentemente sembra sempre la stessa, sembra essere come prima, a parte il fatto che non ride più, al massimo ghigna, gli occhi sono vitrei, sbarrati, a volte nascosti da bei occhiali neri, poi, quando qualche pifferaio magico suona comincia a ballare, come un sol orso ammaestrato, si ammassa, si addensa, fluidifica; le donne mettono in mostra il culo danzante, con buona pace di quelli che dicono che non è un oggetto, le tette, le gambe perfette, senza pelo, completamente glabre, senza "escrescenze", perfin nelle vagine e negli ani che non hanno più alcuna funzione "fisiologico/escretrice", ma solo una funzione puramente decorativa... si potrebbe dire: "una gioia per gli occhi". Oggetti da "appendere" come quadri a tutto tondo, da guardare o manipolare, "sforare" o "mano-mettere" a seconda dei gusti, in una specie di gara "dilatativa" alla ricerca di sempre nuovi records -ignorando che oltre un certo punto si giunge inevitabilmente allo squartamento per "lacerazione"- nei sempre più frequenti momenti di depressione. Si ricoprono di una patina di glassa e assomigliano a bambole, bellissime bambole di gomma, di plastica morbida e lucida. E quando si accoppiano, "scopano", fanno un po' di moto, come quando uno viene acchiappato da una di quelle macchine per la ginnastica passiva. L'altro giorno una di queste "barbies" mi ha dato un bacio inaspettato al sapore di vaniglia adulterata e mi ha sussurrato: "portami via di qua, salvami", non capendo che "qua" è, ormai, ovunque. Io al momento non ho capito, ma doveva trattarsi sicuramente di una richiesta di aiuto, in un momento di melanconia, uno di quelli che sembrano prendere le persone quando la molla che quotidianamente viene ricaricata da "agenti esterni", che permette il falso movimento e tira i muscoli facciali e scopre i denti, si sta per scaricare. In quel momento quando la plastica perde di luce, di smalto, di trucco e si mostra per quello che è. Si irrigidisce e rischia di convertire in manichini esposti nei grandi magazzini. Non c'è possibilità di salvezza ed ogni essere umano o ha già scientemente rinunciato alla sua integrità oppure è uno scemo totale. Non c'è più nemmeno il tentativo di ribellione e la gente sembra dire: "a che pro ribellarsi... tanto... è tutto inutile", come se la cosa non li riguardasse individualmente. Tutto quel che accade accade agli altri ed ognuno è un osservatore esterno, un avido lettore di thriller psicologici, che con rinnovata energia, vuole scoprire chi è l'assassino e chi è stato assassinato, non capendo che quello che sta leggendo è un nuovo tipo di romanzo la cui innovativa caratteristica principale è l'autoreferenzialità. È lui, il lettore, uno e trino, che simultaneamente assume il ruolo di osservatore, vittima e assassino in un angoscioso, lungimirante vortice tra "se" e "stesso"... già, sta leggendo un libro che lo riguarda da molto vicino. La sua vita è già stata scritta e lui la scopre ogni giorno con buona pace per quel che crede essere la sua propria individuale unicità e specificità. Non lo sa, ma è solo una tra milioni di copie tutte uguali dell'ultimo best-seller di -mai espressione fu tanto appropriata- "grido". Ognuno crede di avere una propria strategia individuale, una via di fuga, un piano A e un piano B... e un piano Z. Peccato che non si realizzi mai. Ognuno cerca rifugio in un sogno di ricchezza posticipata, simile alla carota per l'asino. Anche il più povero, il più disgraziato, il più sfigato, il più idiota ha una sua idea per uscire dall'inferno in cui si è venuto a trovare senza capire come e non crede, giustamente, nelle variabili "aggregate". Passa così la sua "piccola, inutile, stupida vita", NON INVECCHIA, POI AD UN CERTO PUNTO SCOMPARE, terminato dalle macchine selezionatrici/mietitrici che ispezionano sacchi di carne marcia inscatolata e compressa alla ricerca di una qualche minima imperfezione. Il mito della giovinezza e della ricchezza sembra sostanziarsi così. Tutti hanno la speranza -una immagine digitale del se digitale-, di essere belli, magri, ricchi, felici nonostante vivano tra flutti di vomito. Chi può tenta la carta della corruzione da entrambi i lati, oppure aspira a una qualche "diseconomia di scala esterna", ed anche -i più sensibili, quelli più scemi, non indenni dai "morsi" della coscienza- se è responsabile di disastri ambientali o causa malattie atroci, si rifugia nell'usuale, benevolo, rassicurante: "LO FACCIO UNA SOLA VOLTA". Chi può costruisce falsi problemi capaci di garantire con probabilità superiori al 99%, facile "arricchimento" Le persone, tutte le persone, sono marce. Non dico questo perchè ormai, in assoluto, tutto è immodificabile, anzi esattamente il contrario. Per me, e solo per me, per il mio tempo, per quel che io posso fare, il terrificante presente che vivo non può più essere in alcun modo modificato. È così che si fa strada la consapevolezza che ha senso solo cercare un posto "caldo e senza memoria".

lunedì 27 agosto 2012

Ballando con la tromba sulla tomba
"Il vero mistero dell'isola di Pasqua, 
non è come sono arrivate qui le sue strane statue, 
il mistero è come mai i Rapa Nui 
non abbiano reagito preventivamente"
all'autosaccheggio e all'autodepauperamento della propria isola.

Non si tratta di un "mistero". È la cosa che molti, ad esempio i Zeitgeist (che svolgono, comunque, un'azione meritoria), sembra non riescano a comprendere. È la complessità, l'organizzazione di una qualsiasi struttura economica e i rapporti, storicamente determinati, che la accompagnano. Sapere che l'umanità è a rischio di catastrofe quale mai ha visto in passato, non basterà a fermare o, addirittura, ad invertire la tendenza allo "sfruttamento" del pianeta. Ogni abitante della terra sa (così come i Rapa Nui sapevano), ha coscienza del rischio imminente che corre, ma non può, oggettivamente, modificarlo. I motivi sono tanti e complessi. Ognuno di noi vive immerso in una trama -imprigionato in una rete?- di relazioni e rapporti economico/sociali ed ogni tentativo di modifica del modo di vivere e di produrre non può prescindere da questo. Se una qualche impresa produce un qualsiasi bene si stabiliscono delle relazioni, queste relazioni sono un prodotto sociale storicamente determinato. È la risultante di quello che gli esseri umani sono stati in grado di "porre in campo" nel corso dei secoli. Ci sono "ottime" ragioni se il sistema di vita e di produzione si è evoluto in un certo modo. Non del tutto estraneo a questa evoluzione è l'incapacità di gestire la complessità. La complessità in senso lato, nel senso di come si strutturano le  relazioni sociali, i rapporti di produzione, il diritto e le modalità di funzionamento del tutto. C'è un salto che sembra passare inosservato alla maggioranza degli stronzi che "pontificano" e scodellano di continuo "soluzioni" capaci di risolvere gli enormi, colossali problemi che oggi si pongono e la cui soluzione diventa di momento in momento sempre più urgente. Tutti, chi più chi meno, fanno riferimento alla coscienza, alla consapevolezza, al prendere atto delle condizioni drammatiche in cui l'umanità vive, insomma si fa riferimento a variabili e comportamenti individuali, o comunque soggettive, dimenticando, tra l'altro, che la coscienza è un optional e tutta l'esperienza, fallimentare, del fascismo e comunismo. Sembra che suggeriscano che la possibilità di modificare questa situazione foriera di olocausto e catastrofi future prossime risieda nella modifica dei "comportamenti" individuali! ("diventiamo consumatori responsabili... l'agricoltura e il commercio equo e solidale, magari condito con un po' di vegetarianesimo -se mangiassimo meno carne ci sarebbe più cibo a disposizione per tutti gli esseri umani- che fa tanto alternativo, o qualche altra amena stronzata elaborata da menti annoiate che farebbero meglio ad essere impiegate in ambito domestico). Questo continuo "tenere" sotto pressione i comportamenti individuali dei molti, ma non di tutti -qualcuno dovrebbe spiegare perchè si chiede alle persone comuni di fare ad esempio la "raccolta differenziata" costringendo l'intera popolazione a fare un lavoro totalmente gratuito a beneficio, in ultima analisi, dei soggetti che immettono nell'ambiente oggetti destinati, in breve tempo, a diventare "rifiuti". di questo passo "produrre" rifiuti sarà uno "straordinario" atto rivoluzionario e di non accettazione del totalizzante e assolutizzante "status quo". Io ad esempio pratico la "dispersione del rifiuto nell'ambiente", come forma di protesta, come atto liberatorio e come anticipazione di libertà che, a breve, saranno  sicuramente eliminate. Si tratta esattamente del "diametralmente opposto" all'astenersi nel presente per poter "opzionare" nel futuro. Anticipo, con notevole capacità divinatoria, un atto che domani, o in un futuro molto prossimo, sarà vietato e pesantemente sanzionato; o perchè vengono avanzate richieste sempre più intransigenti e che non consentono alcuna "tolleranza" soltanto verso gli individui, mentre le imprese, in particolar modo alcune imprese, sempre più godono di una specie di salvacondotto universale, qualunque sia il loro comportamento e a prescindere da quanta gente "terminano" con metodi "pacifici" e notevolmente "chirurgici"- sta producendo un restringimento progressivo delle libertà e degli spazi individuali noto col nome di "garrota". È un vero spasso, "dal schiantar dal ridere" vedere tante formichine che si affannano nella "compilazione" corretta del toto rifiuto e allo stesso tempo imprese, industrie intere, "verticalmente integrate", che si comportano come un sol uomo, produrre oggetti predisposti, già in fase di produzione, con tanto di progetto e di certificazione CEE ISO 9000 NON SO CHE cazzo, al mal funzionamento, in modo che dopo un certo intervallo si rompano e/o smettano di funzionare, merci con la "data di scadenza" come il latte. Non si parla di cose da poco, ma di milioni di tonnellate di "rifiuti". Quanti rifiuti producono auto che devono essere "rinnovate" ogni 4-5 anni? o fax, computer, elettrodomestici e chi più ne ha più ne metta da sostituire dopo pochi mesi? quando invece bisognerebbe costruire oggetti capaci di durare in eterno, completamente modulari, in modo che quando si manifesta un difetto -ammesso che si manifesti- possa circoscriversi al solo componente difettoso. Questo livello, "the dark side of de moon" (ma poi anche il portare alla luce questi comportamenti da censurare tramite il codice penale e attraverso pene detentive ultra centenarie di carcere in regime duro permetterebbe di evitare la catastrofe prossima ventura? forse no, ma almeno renderebbe più tollerabile la "raccolta differenziata" e contribuirebbe a far sentire la gran parte della popolazione meno cogliona), quello che davvero potrebbe risolvere, forse, il problema dei "rifiuti", risulta essere appunto occulto, oscurato, manifestamente ignorato e a nessuna delle menti eccelse, che producono, suggeriscono e favoriscono vincoli e "servitù" per i soliti noti,  è venuto in mente, appunto, di "regolamentarlo", di rendere questi comportamenti, penalmente rilevanti...
CAZZATE! Solo CAZZATE COLOSSALI.  Nessun comportamento da consumatore responsabile o consapevole o quel che diavolo volete impedirà il suicidio dell'umanità (tra l'altro se bastasse fare riferimento ai comportamenti individuali, si sarebbero risolti, ne sono fermamente convinto, la maggior parte dei problemi che attualmente ci affliggono con il messaggio cristiano, duemila anni fa) così come nessun "grillo parlante", nessun essere dotato di notevole "lungimiranza" e capacità di mettere a fuoco i problemi  -che sarà sicuramente esistito- ha impedito l'arresto della civiltà dei Rapa Nui, la loro drastica riduzione numerica e il loro continuo e progressivo depauperamento.
Se non si terrà conto del livello della complessità che la risoluzione di un problema simile comporta; se non si individueranno soggettività capaci di portare a compimento una "rivoluzione capace di eliminare il profitto" (i due livelli sono ormai strettamente connessi) -pacifica o violenta non ha importanza- che ponga definitivamente al sicuro le "sorti del mondo"; se non si riuscirà a costruire un sostrato economico, tramite, che so, "centri motori di sviluppo economico" che consenta di sostituire le imprese attualmente esistenti, potenzialmente assimilabili a serial killer di massa, scientemente responsabili di questa situazione di rischio oggettivo per il globo intero; se non si delineerà una netta linea di demarcazione tra "vecchio" e nuovo "mondo"; non sarà possibile "salvare alcunchè. Ed io non credo che sia possibile.
I comunisti, purtroppo, i soli ad aver compreso, duramente compreso, che il problema è più ampio e più difficile da risolvere di quel che dicano i novelli ecologisti, purtroppo, rimangono ancorati all'ipotesi dell'"autonomia del politico".
Soluzione possibile/Analisi dei dati.
È inutile perdere tempo o dare ricette che servono soltanto ad impiegare il tempo e la mente di tanti "disadattati mentali", in modo che la "catastrofe" avvenga in maniera "pulita", "indolore", senza tanti "piagnistei" e, soprattutto, "senza panico". Sarebbe più intelligente "anticipare" la soluzione più logica senza alcuna paura o ipocrisia, ma dicendo, fuori dai denti, quel che deve essere detto e facendo ciò che deve essere fatto senza indugio, senza spreco di tempo e senza impantanarsi in inutili e "gommose" pastoie etiche e morali. Va finalmente detto che l'etica, la morale, le libertà/gli spazi individuali hanno possibilità di esistenza se e solo se risultano essere compatibili con l'economia, se e solo se esistono margini economici che li rendano possibili. È necessaria, senza inutili "mal di pancia", una soluzione, in armonia con la "Governance" internazionale e con il "politically correct", che preservi -renda compatibile- la libertà economica e la "vita" sul pianeta. Non riempirsi la bocca, la mente, il cervello ed il culo con gli inutili "comportamenti consumistici responsabili", scambi più o meno "etici" e  soluzioni che ricercano il pelo nell'uovo e lasciano che la trave devasti tranquillamente quel che resta dell'"impersonale" occhio, soluzioni che hanno il solo scopo di "coprire", di "stendere" un "velo pietoso". La soluzione vera consiste, è un "imperativo categorico", nel ridurre in misura notevole gli "esuberi" terrestri. La quota necessaria di "ricollocazione in altro ambito" degli "esuberi" è, si prevede a meno di imprevedibili imprevisti, di 4 miliardi di esseri umani, cioè la popolazione intera dell'Asia. È pertanto necessario... creare un virus capace di colpire selettivamente alcuni genotipi particolari, così come già evidenziato nei documenti segreti divulgati dal "Quo"-"Widi"-"Leaks", nei quali illuminati scienziati, vere e proprie teste d'uovo, correttamente lo ponevano all'attenzione dell'agenda internazionale. Un virus che attacchi soltanto certe caratteristiche genetiche tipiche delle solo popolazioni asiatiche. Lo "smarrimento", in un sol colpo, di 4 mld di unità ci consentirebbe di continuare a "conservare" e a "mantenere compatibili" vita e certe libertà economiche secondo lo stranoto ed insostituibile assioma Smithiano che riesce a coniugare superbamente - è un caso più unico che raro di esclusiva, eccelsa luminosità del pensiero umano- interesse personale, interesse generale e "mano invisibile" del mercato -in sostanza un modo poeticamente, eticamente e politicamente corretto di spararsi una sega, senza "toccarsi" evitando, così, anche, la deriva peccaminosa.
P.S.
Effetti collaterali.
Uno dei tanti effetti collaterali, una volta tanto benefico, insiti in questa elegante quanto efficacie soluzione che vale la pena ricordare è l'eliminazione della produzione di merci, peraltro di scadente qualità, cinesi, indiane ecc. con gran giovamento per le nostre economie.
Realpolitik
c'è una specie di cecità irrisolvibile. Il termine è inadatto, nel senso che chiunque vede quello che sta accadendo, ma non ha strumenti sufficientemente potenti per poter risolvere i problemi macro-economici, macro-demografici, macro-ecologici aggregati.
Si ripropone qui il paradigma del motociclista che, a folle velocità, sta andando a sbattere contro una roccia, ma non ha i freni e dunque, non può fare altro che guardarsi e, godente e perversamente affascinato, piombare su un ostacolo che non può evitare e che sa già che lo ucciderà.
cosa ci salverà dalla catastrofe imminente? Dio? la raccolta differenziata? il consumo consapevole? l'utilizzo più razionale della tecnologia? lo sfruttamento più oculato delle risorse che la terra ci mette a disposizione? cazzate! Si tratta di tutti elementi "neutri", che presi a se non potranno risolvere alcunché. 
Cari amici e compagni, non crediate che rovistando nell'immondizia o trovando un innovativo criterio per la formazione della "frazione secca" del rifiuto si potrà evitare la catastrofe e lo sterminio di una buona fetta di umanità. Qualcuno dovrà lasciare questo "mondo di lacrime" passando per il "tubo di scarico" o per il "camino". È inevitabile. Allora la soluzione può consistere nel prendere atto di ciò e sacrificare quel che può essere sacrificabile e che può preservare, almeno per un altro po' di tempo, il "pianeta". Razionalizzare, prendendo atto della situazione oggettiva. La stima della popolazione mondiale al 31/10/11 è superiore a 7 miliardi di abitanti. RIPETO SETTE MILIARDI DI ABI-tanti, ma non basta, la popolazione mondiale è destinata a crescere ancora, e ancora, e ancora... La stima di autorevoli istituzioni per il 2040 è di circa 9 miliardi di abitanti. Poi autorevoli teste d'uovo, prevedono (ma questa stima fa tanto pensare a quel che i medium di massa dicono in presenza di catastrofi non procastinabili per non scatenare il panico) una diminuzione grazie alla diminuzione dei tassi di natalità. Insomma una cosa da schiantarsi dal ridere. la popolazione mondi-ALE potrebbe ridursi alla modica cifra di 7 miliardi e mezzo entro il 2.100. È chiaro che si tratta solo di uno scherzo, di "dicerie" che hanno appunto lo scopo di non scatenare il panico, perchè non arriveremo mai al 2.100, o almeno non arriveremo mai a questa data con l'assetto, la configurazione attuale. Sarà necessario "scremare" questi numeri, qualsiasi cosa questo voglia dire. Del resto non sarebbe la prima volta che una cosa del genere accade. Ciclicamente la popolazione umana ha drastici ridimensionamenti o per cause naturali, o per l'insorgere di nuovo malattie. Questa volta si tratta di prendere misure idonee a eliminare la popolazione in eccesso, causando un salutare ridimensionamento della specie umana.
Dati grezzi.
Asia: sopra i 4 miliardi di persone;
europa: circa 731 milioni di persone
africa: circa 1 miliardo
america latina: 600 milioni
nord america 320 milioni
oceania 35 milioni
più "spiccioli".


domenica 26 agosto 2012

La borsa dell'impiegato.
All'imbrunire di una calda sera d'estate, immerso nel canto incessante, tranquillo e indifferente dei grilli, quando il giorno si accorcia ed annuncia malinconicamente che la stagione è ormai agli sgoccioli, camminavo in un viale stretto e lungo, uno di quelli dell'Emilia, che fiancheggiano un fosso o costeggiano campi -fanno "pianura"-, mezza strada vera e mezza bianca. D'umor nero, perso nei miei pensieri, nei miei guai, scandendo: "questo è l'ultimo anno". All'improvviso si materializzarono due estranei, i volti seri e torvi da cani ringhiosi, da assassini con profili di pietra. Si scambiarono non più di un paio di occhiate, un impercettibile segno del capo e, senza alcun motivo plausibile, mi furono addosso. Feci buon uso della mia inseparabile borsa da impiegato e delle mie lunghe gambe.

mercoledì 22 agosto 2012

Complessità è fattore capace
 di "negare" società più "giuste" 
nonostante tutti (quasi tutti) -a parole- le auspichino;
nonostante esista tecnologia per realizzarle.

Se la complessità impedisce di gestire la società nel suo complesso, la società come enorme variabile aggregata, come un tutto, allora l'assioma Smithiano è un modo astuto, -da volpe con l'uva-, per manifestare la propria impotenza.

venerdì 17 agosto 2012

Pesce in scatola.
"caro compagno pesce è necessario scegliere in quale assetto vorrai confingurarti nel futuro prossimo. pertanto dì la tua opinione. Esistono una varietà quasi infinita di pesci, plancton, alghe, microganismi e brodi primordiali. Che valore dai a poter nuotare e muoverti liberamente nel mare, nel vasto e profondo oceano. INCOMMENSURABILE! Nuotare nel vasto mare, in fondo, significa essere libero, libero, libero... libero e vitale. Sentire palpitare la vita dentro il petto, poterla accarezzare con una pinna laterale, caudale o ventrale... -Dici: "è impossibile!" E, allora, che dire di quelli che riescono a succhiarsi i cazzo da se? o quelli che addirittura si "autoinculano"?- Sentire sulla pelle l'acqua scorrere, godere della sua trasparenza, della sua integrità... della sua purezza. Si è bello il mare, ma non sempre esente da rischi o integro ecologicamente parlando. Se sogni di vivere in un mare incontaminato, vienimi a trovare o manda una e-mail. Sarò i tuoi partners, i tuoi amici, i tuoi vicini, i tuoi confessori, i tuoi consigliori, insomma i... tuoi. Per un modico prezzo potrai "navigare a vista" senza rischi, senza preoccuparti di alcunché. Io, i tuoi più fidati amici, dietro modico compenso penserò alla tua sicurezza... e se non hai il denaro necessario potrai lavorare per me e godere della mia splendida ospitalità. Lavorerai e poi, nel tempo libero potrai viaggiare senza alcun timore e peraltro, la rete di protezione che stenderò tutt'intorno a te, sarà completamente trasparente ed impercepibile. Dunque, che aspetti? Contattami, rimarrai piacevolmente sorpreso".

Vivere alla gRANDE

È possibile vivere come vivono i miliardari senza, 

peraltro, essere miliardari? 

Qui di seguito un'idea di che "merda" di vita vivono.

Una "merda" di "ottima qualità", 

glassata, patinata e traslucida per la quale 

costringono gli altri a qualsiasi 

tipo di sacrificio, malattia o morte.

È certamente possibile fare di meglio

e, per di più, con un minimo "impiego di risorse". 

Living Like a Billionaire, if Only for a Day

By KEVIN ROOSE
 
"I HAVE a major problem: I just glanced at my $45,000 Chopard watch, and it’s telling me that my Rolls-Royce may not make it to the airport in time for my private jet flight.
Yes, I know my predicament doesn’t register high on the urgency scale. It’s not exactly up there with malaria outbreaks in the Congo or street riots in Athens. But it’s a serious issue, because my assignment today revolves around that plane ride.
“Step on it, Mike,” I instruct my chauffeur, who nods and guides the $350,000 car into the left lane of the West Side Highway.
Let me back up a bit. As a reporter who writes about Wall Street, I spend a fair amount of time around extreme wealth. But my face is often pressed up against the gilded window. I’ve never eaten at Per Se, or gone boating on the French Riviera. I live in a pint-size Brooklyn apartment, rarely take cabs and feel like sending Time Warner to The Hague every time my cable bill arrives.
But for the next 24 hours, my goal is to live like a billionaire. I want to experience a brief taste of luxury — the chauffeured cars, the private planes, the V.I.P. access and endless privilege — and then go back to my normal life.
The experiment illuminates a paradox. In the era of the Occupy Wall Street movement, when the global financial elite has been accused of immoral and injurious conduct, we are still obsessed with the lives of the ultrarich. We watch them on television shows, follow their exploits in magazines and parse their books and public addresses for advice. In addition to the long-running list by Forbes, Bloomberg now maintains a list of billionaires with rankings that update every day.
Really, I wondered, what’s so great about billionaires? What privileges and perks do a billion dollars confer? And could I tap into the psyches of the ultrawealthy by walking a mile in their Ferragamo loafers?
At 6 a.m., Mike, a chauffeur with Flyte Tyme Worldwide, picked me up at my apartment. He opened the Rolls-Royce’s doors to reveal a spotless white interior, with lamb’s wool floor mats, seatback TVs and a football field’s worth of legroom. The car, like the watch, was lent to me by the manufacturer for the day while The New York Times made payments toward the other services.
Mike took me to my first appointment, a power breakfast at the Core club in Midtown. “Core,” as the cognoscenti call it, is a members-only enclave with hefty dues — $15,000 annually, plus a $50,000 initiation fee — and a membership roll that includes brand-name financiers like Stephen A. Schwarzman of the Blackstone Group and Daniel S. Loeb of Third Point.
Over a spinach omelet, Jennie Enterprise, the club’s founder, told me about the virtues of having a cloistered place for “ultrahigh net worth individuals” to congregate away from the bustle of the boardroom.
“They want someplace that respects their privacy,” she said. “They want a place that they can seamlessly transition from work to play, that optimizes their time.”
After breakfast, I rush back to the car for a high-speed trip to Teterboro Airport in New Jersey, where I’m meeting a real-life billionaire for a trip on his private jet. The billionaire, a hedge fund manager, was scheduled to go down to Georgia and offered to let me interview him during the two-hour jaunt on the condition that I not reveal his identity.
I arrive several minutes after the billionaire, breaking the cardinal rule of private aviation: never be later than the owner of the plane.
Still, he lets me board. I walk to the tarmac and straight onto the Gulfstream IV, before settling into a supple leather armchair that swivels 360 degrees and reclines to flat at the push of a button. A flight attendant greets me by offering me coffee and a yogurt parfait.
I’m outfitted for the day in a navy pinstripe suit, picked out by Clifton C. Berry, who outfits Wall Street workers with his own line of bespoke menswear. It’s probably the best I’ve looked all year. But I’m way overdressed for a meeting with the billionaire, who is wearing a sweater, jeans and sockless loafers.
During the trip, I ask the billionaire what it’s like to be among the richest people in the world.
“Look,” he says. “I think all it does is make things easier.”
Like most of the wealthy people I’ve met while covering Wall Street, he plays down the effects of money. “I don’t think it changes you that much,” he said. “The happy guy who makes tons of money is still happy. If somebody’s a jerk before, he’s a jerk when he’s got a billion dollars.”
A raft of studies, including one in 2010 by Princeton researchers Daniel Kahneman and Angus Deaton, has underscored the fact that the rich are no happier than the merely comfortable, and are often burdened by the same problems: health and work issues, family concerns and worries about making ends meet.
I reached out to Dr. Jim Grubman, a clinical psychologist who specializes in wealth, to help me understand this idea that billionaires are, in essence, just like us.
“It goes against what we’ve been told our whole lives,” he tells me. “But it’s true.”
Still, two hours later, when the billionaire and I touch down in Sea Island, Ga., it’s hard to see the similarities. As we deplane, a classic Mercedes convertible is waiting. We jump in, and he ferries me around the resort, with its multimillion-dollar villas and perfectly manicured golf courses.
Everywhere he goes, he gets four-star service. Doors are opened, luggage is carried away wordlessly, and at one point, warm chocolate chip cookies magically appear. When his brakes sputter and his convertible starts spewing smoke, he picks up another Mercedes.
“Somebody’s got to live this life,” he says, gesturing to the pristine view from his penthouse villa. “God decided it should be me.”
Three hours later, after my flight back to New York, I’m greeted by Steve Rubino, a former police detective from Florida who has been hired to be my “personal protection professional” (read: bodyguard). Mr. Rubino’s company, Risk Control Strategies, is a major player in the world of high-end security, outfitting tycoons with fancy home security systems and protecting them while traveling.
“We have to train our clients sometimes,” said Mr. Rubino, who charges $250 an hour for his services. “It can be uncomfortable if you’re not used to having security. But people get used to it.”
Mr. Rubino, tailing me through Times Square, accompanies me to my next appointment: a personal training session at Sitaras Fitness.
Waiting for me when I arrive is John Sitaras, a former bodybuilder who has trained the former General Electric chief John F. Welch Jr., the hedge fund macher George Soros and Paul A. Volcker, the former Federal Reserve chairman. The 140-odd members of his gym pay upward of $13,000 a year to train among fellow moguls in a sparse, spotless 12th-floor facility.
“Let’s go, champ,” Mr. Sitaras said, after I suit up leisurely in the locker room. “No wasted time in here.”
One personal trainer might be good enough for a mere mortal, but Sitaras Fitness clients work with two-trainer teams. While Mr. Sitaras leads me in a set of upright rows, a second note-taker records my progress and fetches weights and artesian Voss water.
One thing I’ve noticed so far is that when you’re a billionaire, you’re never alone. All day, your life is supervised by a coterie of handlers and attendants catering to your whims. In the locker room alone after my workout, I feel unsettled. Where’s my bodyguard? Where’s my chauffeur? Why is nobody offering me an amuse-bouche while I shampoo my hair?
I asked Dr. Grubman, the psychologist to the wealthy, if a billionaire’s lack of privacy eventually becomes second nature. “For these people, being able to be alone and relaxed with those people who are around you is rare,” he said.
I feel bad admitting it, but my billionaire day has been stressful. Without an assistant, just keeping up with the hundreds of moving parts — the driver, the security detail, the minute-by-minute scheduling — has been a full-time job and then some.
When my night ends well after midnight, after a performance of Macbeth at the Metropolitan Opera and a raucous trip to a burlesque-themed nightclub called the Box, something funny happens. I realize that I’m experiencing the sensation that psychologists call “sudden wealth syndrome.”
The feeling is one of cognitive dissonance, a quick oscillation between repulsion and attraction. I’m drawn on one level to the billionaire lifestyle and the privilege that comes with it. But the lifestyle is so cartoonish, so over-the-top flamboyant, that I’m not sure I could ever get used to it.
Dr. Grubman assured me that if I were an actual billionaire, I would resolve the dissonance in time. Luckily, I don’t have to. When I wake up the next morning, my Timex watch, bought on sale a couple of years ago, goes back on my wrist. I put on my unshined shoes and slip on my blue jacket, the one with a hole in the pocket.
On my way to the subway, I stop in at my local coffee shop and order a cappuccino. It’s slightly burnt, like always. But this morning, in the haze of my hangover, it tastes rich. Really, sublimely rich."
 

lunedì 13 agosto 2012

Tanti Auguri Comandante Fidel.

martedì 7 agosto 2012

Soluzione Finale.

Bando di concorso
L'ora drammatica lo pretende. Il mondo ormai scaduto, ha bisogno di sangue nuovo. Un nuovo e più moderno Leader Maximo, un insieme unico ed esclusivo, una combinazione lineare cervello-mente-corpo, un "frullato di meningi", una sintesi di codice genetico capace di incontrare le linee di sangue che racchiudono tutto il meglio dell'umanità e della massoneria, la sintesi più alta di tutto quello che la razza umana può immaginare, elaborare e concepire. Solo un individuo così forgiato -una vera e propria "forza della natura"-, una nuova specie di superuomo generata e formata per mezzo di robuste radiazioni nucleari, come accade SOVENTE per i supereroi MARVEL -la cui filosofia può essere riassunta, appunto, in supeomismo e dosi gargantuesche di radiazioni, al punto che, citando, si potrebbe dire: "SOLO SUPERuOMO E RADIAZIONI, SUPERuOMO E RADIAZIONI" -, potrà evitare la catastrofe, l'olocausto, lo sterminio dell'umanità e la scomparsa della vita sulla terra. Si chiamano a raccolta tutti gli individui di sesso maschile e femminile di età compresa tra 0 e 120 anni.Tutta la popolazione è chiamata a dare il suo contributo per risolvere la traccia del problema:
trovare un numero reale che soddisfi l'equazione: x=\sqrt {\ }-2. 
Tutti quelli che falliranno saranno terminati secondo i moderni criteri della "guerra umanitaria", senza sofferenza e agonie inutili, in maniera dolce, naturale e trasparente in accordo a quanto previsto dal protocollo firmato con le ONG sovranazionali, neutre e imparziali, finanziate dagli stati nazionali e imprese multinazionali; Il fortunato vincitore del bando di concorso in oggetto sarà eletto, nei secoli dei secoli, nostro indiscusso LEADER e CAPO infallibile
Visto Habemus Papam...
Solita Morettata

giovedì 26 luglio 2012

Genialità e Inconsapevolezza.
QUEL COMUNISTA ETERODOSSO,
QUELL'IRRIDUCIBILE ANTAGONISTA, 
Pier Paolo Pasolini,
ha, tra i tanti, l'enorme merito
di aver scoperto un immenso "tesoro",
senza, peraltro, esserne stato consapevole.
In altre parole, non sembra essersi accorto
di aver avuto tra le mani qualche cosa che
potrebbe modificare, sconvolgere, in maniera 
stabile, permanente e duratura
l'intero  mondo.

mercoledì 25 luglio 2012

omaggio al caro estinto
finalmente un po' di verità tra tanta ipocrisia
dallo spettacolo the end
the end
This is the end, beautiful friend
This is the end, my only friend, the end
Of our elaborate plans, the end
Of everything that stands, the end
No safety or surprise, the end
I'll never look into your eyes
Again
Can you picture what will be
So limitless and free
Desperately in need
Of some stranger's hand
In a desperate land

Lost in a Roman wilderness of pain
And all the children are insane
All the children are insane
Waiting for the summer rain

There's danger on the edge of town
Ride the king's highway, baby
Weird scenes inside the gold mine
Ride the highway west, baby
Ride the snake
Ride the snake, to the lake, the ancient lake, baby
The snake is long seven miles
Ride the snake
He is old and his skin is cold

The West is the best
The West is the best
Get here and we'll do the rest
The blue bus is calling us
The blue bus is calling us
Driver, where you taking us

The killer awoke before dawn
He put his boots on
He took a face from the ancient gallery
And he walked on down the hall
He went to into the room where his sister lived
And then he paid a visit to his brother
And then he, he walked on down the hall
And he came to a door, and he looked inside
"Father?"-"Yes, son?"-"I want to kill you,
Mother, I want to..."

Come on, baby, take a chance with us
Come on, baby, take a chance with us
Come on, baby, take a chance with us
And meet me at the back of the blue bus
Still now
Blue bus
Oh now
Blue bus
Still now
Uuh yeah

This is the end, beautiful friend
This is the end, my only friend, the end
It hurts to set you free

But you'll never follow me
The end of laughter and soft lies
The end of night we tried to die
This is the end




MEFONACAMERAARDENTE,MELAFÒAGARDALAND.ATTRAZIONEDELGIORNO.TOCCAILMORTOFINCH'ÈCALDOMANDAUNMESSAGGIO,DONA2EUROALLEMEJOATTRAZIONI,MELAFOINMEZZOAIPELATI,SVENTOLAALTOILTESCHIO,MEVESTODADRACULA,ACCENDOTUTTELECANDELEDELCASTELLO,ORGANIZZOUNACACCIAALTESORO,”TROVAILCADAVEREVINCIUNASALMA”.,PRENOTOILMODELLOCONIVETRIOSCURATISENZACROCISULCOFANO,SUIVETRI,SULBAULE,QUANDOPASSONONVOIVEDEAGENTE4CHESETOCCAICOJONI,PRENOTOUNACORONAGRANDEDAADDOBARL'ARISTONASANREMOMERADOLESOPRACIGLIE,MESTRAPPOIBAFFI,MESISTEMOLEBASETTE,RITOCCOLABBRA,ZIGOMI,ZAMPEDEGALLINA,MEFOL'UTIMASPA,IDROMASSAGGIO,SAUNA,CROMOTERAPIA,MEBUTTOINACQUAEFOILMORTO,MECOMPROUNLOCULOVISTAMARE,MEFOLATOMBADEFAMIA,ILCIMITEROPERSONALE,ELMEANGOLODEPARADISO,LAMEPRIVACY,NOVOJOFIORIDA4SGHEI,CHEDETESTO,CHEMARCISCONO,CHEPUZZANO,NONACCERCHIATEMICONCRISANTEMICHERATTRISTANO,COMPROROSEROSSE,SEMPREVERDIDIPLASTICACHENONINGIALLISCONO,ANTIACARI,ANTIPOLVERE,ANTIGELO,JEMETTONAFOTOGRANDEDEQUANDOEROGIOVANE,SOTTOITRENTA,SENZARUGHE,SENZACICCIA,SENZAMACCHIEINFACCIA,NAFOTODEQUANDOGAVEVAICAPEI,IDENTI,LABOCCADRITTA,GHEMETTONAFOTODEMIALMARE,SORRIDENTE,ABBRONZATO,BELLOEPULITO,COMPROLECASEATTORNO,FOUNVILLAGGIOTURISTICO,IMEGASCHERMIBASTANO:GRAND'HOTEL,SENTIERI,BEAUTIFUL,TOPAZIO,DINASTY,UNPOSTOALSOLE,NONINVECCHIANO,NONCRESCONO,NONCAMBIANO,NASCONO,RINASCONO,RISORGONO,CAMBIANOVOCE,CAMBIANOFACCIA,CAMBIANODOPPIATORE,SEMPRERESTANO.UNAMUSICADICECHELAVITACONTINUA,CHEDOMANIPASSERÀ,CHENONBISOGNALASCIARSIANDARE,CHEDOMANIÈUNALTROGIORNO,CHEDIMENTICAREÈNECESSARIO,ELABORARESIDEVE,SOSTITUIRESIPUÒ,UNAFILASTROCCARECITA:“SEFOSSIUNPASTICCIERETUTTELECIAMBELLERIUSCIREBBEROCOLBUCO,SEFOSSIUN'ALLODOLACREDEREINEGLISPECCHIETTI,SEFOSSIUNGRILLONONPARLEREI,SEFOSSIUNABUGIAAVREILEGAMBEDAGIRAFFA,SEFOSSIUNAPILLOLAMIINDOREREI,SEFOSSIUNPROSCIUTTOFODEREREIGLIOCCHI,SEFOSSIUN'ORECCHIOSAREIDAMERCANTE,“SIFOSSIFOCOARDEREILOMONDO,SIFOSSIVENTOLOTEMPESTEREI,SIFOSSIACQUAIL'ANNEGHEREI,SIFOSSIDIOMANDEREINELPROFONDO,SIFOSSIPAPASAREIALLORGIOCONDO,ETUTTIICRISTIANIEMBREGHEREI,SIFOSSIIMPERATORSACHEFAREI.MOZZEREILOCAPOATONDO,SIFOSSIMORTEANDEREIDAMIOPADRE,SIFOSSIVITAFUGGIREIDALUI,SIMILAMENTEFAREIADAMIMADRE,SIFOSSICECCO,COMESONOEFUITERREILEDONNEGIOVANIELEGGIADREELEVECCHIEELAIDELASSEREIALTRUI”.C'ÈERAUNAVOLTAINCUIIBAMBININASCEVANOSOTTOICAVOLI,UNAVOLTAINCUIIBAMBINILIPORTAVALACICOGNA.AQUEITEMPILAMAMMAEILPAPÀNONFACEVANOL'AMORE,NONSISPOGLIAVANO,NONSIQUADAVANO,NONSITOCCAVANO.PERDIVINAPROVIDENZAUNGIORNOCONCEPIVANO,POIDOPO9MESIARRIVAVALACICONGNA,SISCENDEVANEICAMPI,SICERCAVASOTTOICAVOLI,SITROVAVAILBAMBINO.AQUEITEMPIIBAMBINIUNPOCOALLAVOLTACRESCEVANO,LAMAMMAEILPAPÀUNPOCOALLAVOLTAINVECCHIAVANO,SICONSUMAVANO,SIINCURVAVANO,SIAMMALAVANO,POIUNGIORNOMORIVANO.OGGILAMAMMAEILPAPÀSCOPANO,TROMBANO,SISEPARANO,LECICOGNESIESTINGUONO,ICAVOLIFRIGOMARCISCONO,COMEUNTEMPO,DOPO9MESIIBAMBININASCONO,COMEUNTEMPO,POCOALLAVOLTACRESCONO,MALAMAMMAEILPAPÀ,OGGI,NONINVECCHIANO,SIPERPETUANO,POIAUNCERTOPUNTOPARTONO,SALUTANO,SCOMPAIONO,VANNOARIPOSAREINCIELO,INUNCAMPODIFIORIINMEZZOAUNBELPRATO.ILPRATOD'OVÈ.ÈVICINOALCAMPO,ILCAMPOÈFIORITO,DIFIORIÈPIENOILCAMPOSANTO,VERSOILMIOPIANTOSUUNDESERTOABITATONONDACHIÈMORTO,MADACHISIÈECLISSATO,CIHALASCIATO,AMIGLIORVITAÈPASSATO,NONDITEMORTO,ALL'ALTROMONDOÈANDATO.ALCREATOREMITROVATELÌATUTTEL'ORE.“CHIVISSESPERANDOMORÌNONSIPUÒDIRE”.QUELLAPAROLANONLAVOGLIOSENTIRE.UNMUTODICEAUNSORDO:”C'ÈUNCIECOCHECISPIA”,NONHOUNINDIRIZZO,NONHOUNAVIA.STOALLATERZAFILADELQUARTOSETTORE.NONPIANGO,NONRIDO,NONMILAMENTO.NONSOFFROILCALDO,NONSENTOILVENTO,MISONOSPENTO,SONOMANCATO.VENITE,BUSSATE,SULLASOGLIARESTATE.DIPENAREFINITE,LECUOIATIRATE,L'ULTIMORESPIROESALATE.VENITE,BUSSATE,SULLASOGLIARESTATE,PASSATEALMENOUNAVOLTAL'ANNO,MAINELGIORNODELMIOCOMPLEANNO,LOSPEROSEMPRE,QUANDOACCENDETELACANDELACHEMIPORTATE,MAMICONCENTRO,CONTO,ASCOLTOIPASSICHEVANO,VENGONO,DOPOSIFERMANO.REALIZZO,CAPISCO,UNPÒMISCURISCO.ÈILGIORNODATO,AMEDESTINATO,ILGORNOCOMANDATO,IL2NOVEMBRE,ILGIORNODEIMORTI,DICHIHACHIUSOIPROPRIGIORNI,NONHAPIÙCONTORNI,DICHIÈSPIRATO,PERITO,TRAPASSATO,CREPATO,SCHIATTATO,LASPUGNAHAGETTATO,IL2NOVEMBRE,ILGIORNODEIMORTI.ILGIORNODEIMORTISIVAALCIMITERO,ILCIMITEROÈLACITTÀDEIMORTI.OGNIMORTOHAUNATOMBA,LACASADEIMORTI.OGNICASAHAUN'INSEGNAEDUNLAMPADARIO,ÈORADICHIUDEREILSIPARIO,ÈORADISPEGNEREIRIFLETTORI,DIBEREILPROPRIOASSENZIO,ILRESTOÈSILENZIO,MAPRIMACHESIA,PRIMADIANDARVIA,PRIMADELLANOTTEMIA,IOTICHIEDO:”DAMMIUNDECALOGOPERLAMIAMORTE.SEIVENUTOUNAVOLTA,TORNADINUOVO,VUOTAILTUOSACCO.RENDIMIEDOTTADICOSAC'ÈDOPO.PERLAVITAHOTEMPO,LAIMPARODASOLA.SOCOSABERE,COSAMANGIARE,SOCHEC'ÈUNTEMPOPEROGNICOSA,INUN'URNA,L'URNACHEAVETESCELTO.UNPRETECHENONMICONOSCEOFFICIERÀILMIOFUNERALE.DIRÀATUTTICHIERO,COSAPENSAVO,QUALISONOSTATIIMIEIMERITIELEMIEQUALITÀ.UNPRETECHENONMICONOSCEVICONSOLERÀDICENDOCHEDIOMIHAVOLUTO,DIOMIHACHIAMATO,ADIOSONOTORNATO.UNPRETECHENONMICONOSCEMIBENEDIRÀ,MIACCOGLIERÀNELLACHIESADEIPAPI.NONCONTERÀSESARAISTATOILMIOIO,NONCONTERÀSEMISARÒFATTOIDOLOIMMAGINE,NONCONTERÀSETIAVRONOMINATOINVANO,NONCONTERÀSEAVRÒSANTIFICATOLATESTA,NONCONTERÀSEAVRÒONORATOILPADREELAMADRE,SEAVRÒUCCISO,SEAVRÒCOMMESSOADULTERIO,SEAVRÒRUBATO,SEAVRÒDETTOFALSATESTIMONIANZA,SEAVRÒAMATOILMIOPROSSIMO.SARÀSUFFICIENTECHENONMISIADATOLAMORTE.AVEVODUEGATTI,ARTUROEGRETA.ARTUROEGRETAERANODUEFRATELLINATIECRESCITUINELLASTESSACASA.ANDAVANOD'ACCORDOEGIOCAVANOSEMPREINSIEME.SIRINCORREVANO,SALTAVANO,MANGIAVANOASSIEME.ARTUROERANEROCONDELLEMACCHIEBIANCHE,GRETAÈPANNA.SULLEZAMPEESULMUSOILSUOPELODIVENTAMARRONE.UNGIORNOARTUROSIÈAMMALATO.DIVENTAVASEMPREPIÙMOGIO,PIÙTRISTE,MAGRETASEMBRAVAQUASINONSENEACCORGESSE.DIVENTAVAPIÙMAGRO,PIÙLENTO,MAGRETASEMBRAVAQUASINONSENEACCORGESSE.DIVENTAVAPIÙBRUTTO,PIÙSTANCO,MAGRETASEMBRAVAQUASINONSENEACCORGESSE.UNGIORNOARTUROCOMINCIÒAPUZZARE,GRETAALLORASIACCORSEDILUI.GLISOFFIAVA,NONLOVOLEVAVEDERE,GLISOFFIAVA,NONLOVOLEVASENTIRE,GLISOFFIAVA,NONLOVOLEVAVICINO.ARTUROESPUSÀ,ESPUSÀDEMORTE.LAMORTEGRETANONSACOSASIA,MASACHEC'ÈPUZZA,LASENTE,LAPUZZADIMORTE.SACHELEIQUELLAPUZZANONLAVUOLESENTIRE,SACHESEARTURODEVEMORIRECHEMUOIA,MALEINONNEVUOLESAPERE.GRETASTABENE.QUESTOLEBASTA.OCCHIONONVEDECUORENONDUOLE.CUORENONDUOLESEOCCHIONONVEDE.SPUSADEBESTIA,DESTALLA,DEPISCIO,DEMERDA,DECARNE,DEVOMITO,SPUSADESANGUE,DESMARCIO,DEVIVO,SPUSACHESBATTE,TEPRENDEALOSTOMEGO,TECAVAILFIATO,GIRILATESTA,TESERIGLIOCI.OCCHIONONVEDECUORENONDUOLE.CUORENONDUOLESEOCCHIONONVEDE.NONVOGLIOVEDEREMIAMADREMORIRE.NONL'HOMAILAVATA,NONL'HOMAITOCCATA,NONL'HOMAICAMBIATA.SONOUNASTREGA.NONVOGLIOANNULLARMI,APPIATTIRMI,VOTARMIALSUOCORPO.SONOUNASTREGA.LANOTTEMIPIACEDORMIRE,LASERAUSCIRE.SONOUNASTREGA.MIPIACESVEGLIARMICOLCANTODELGALLO,COLPIANTODIUNBIMBO,CONLASVEGLIADELMIOCOMPAGNO.NONSOFFROLEURLA,ILAMENTI,LECONTINUEINSENSATEPRESSANTIRICHIESTE.SONOUNASTREGA.MIOPADREHALABADANTE.ÈGRASSA,GROSSA,GREZZAEIGNORANTE,MINIGONNA,ROSSETTO,SEMPREINMOSTRAILPETTO.PARLAMALEMASISPIEGA.SEGLIDOLAMANCIAGLIFAANCHEUNASEGA.LOACCUDISCE,GLIPARLA,LOPREPARA.HAGIÀMESSOISUOIVECCHINELLABARA,LOGIRA,LOVOLTA,LOPORTAINCARROZZELLA,SEFAILBRAVOGLIDÀUNACARAMELLA.SONOUNASTREGA.OGNIGIORNOLASTESSAPOZIONE.ARRIVO,SALUTO,L'ABBRACCIO,LACHIEDOHAIDORMITO,FACCIOUNGIRODELPARCO.SENTOLAPUZZAOGNIGIORNOPIÙFORTE,PIÙINTENSA,PIÙACRE.ÈPUZZACHERESTA,S'ATTACCA.CONTINUIASENTIRLA,ADODIARLA.ÈPUZZACHEHACORPO,VOCE,SUONO,COLORE,DISINFETTANTEEPISCIO,DISINFETTANTEEMERDA,DIFINFETTANTEEVOMITO,DISINFETTANTEESANGUE.SPUSADEBESTIA,DESTALLA,DEPISCIO,DEMERDA,DECARNE,DEVOMITO,SPUSADESANGUE,DESMARCIO,DEVIVO,SPUSACHESBATTE,TEPRENDEALOSTOMEGO,TECAVAILFIATO,GIRILATESTA,TESERIGLIOCI.OCCHIONONVEDECUORENONDUOLE.CUORENONDUOLESEOCCHIONONVEDE.NONVOGLIOVEDEREUNABESTIAMORIRE.NONVOGLIOVEDERLASOTTOIMIEIOCCHI,NELMIOGIARDINO,SOSPESAALMIOFICO.IVICINIALBANESIHANNOUNAPECORAINBAULE.VIVALALEGANO,BELA,LAAPPENDONOPERLEZAMPE,BELA,LAISSANO,BELA,GLITAGLIANOLAGOLA.APROLAFINESTRAURLO:”CHECAZZOFATE,ÈVIETATO,ÈPERICOLOSO,ÈFUORILEGGE,NONÈIGIENICO,NONÈDECOROSO,NONÈCIVILE,NONÈUMANO.ESISTONOLEMACELLERIE,IMACELLIIMACELLAI,GLIAGRITURISMI,IRISTORANTI,LEENOTECHE,LESALUMERIE,LEPROSCIUTTERIE,LEROSTICCERIE,ISUPERMERCATI,GLIIPERMERCATI,IPOSTIPRENOTATI,ISUPERSTORE,IMEGASTORE”,IGIGASTORE.GLITOLGONOLAPELLEELAFANNOAPEZZI.LALASCIANOAFROLLAREINGARAGE,GLITOLGONOLAPELLEELAFANNOAPEZZI.LALASCIANOAFROLLAREINGARAGE,GLITOLGONOLAPELLEELAFANNOAPEZZI.LALASCIANOAFROLLAREINGARAGE.SPUSADEBESTIA,DESTALLA,DEPISCIO,DEMERDA,DECARNE,DEVOMITO,SPUSADESANGUE,DESMARCIO,DEVIVO,SPUSACHESBATTE,TEPRENDEALOSTOMEGO,TECAVAILFIATO,GIRILATESTA,TESERIGLIOCI.OCCHIONONVEDECUORENONDUOLE.CUORENONDUOLESEOCCHIONONVEDE.SOGNO.SOGNOL'ALITODIUNBUE,DIUNASINELLO.SOGNOUNASTANZAPICCOLAEABUIA,SPORCAEFREDDA,UMIDAEVIVA.SOGNOL'ALITODIUNBUE,DIUNASINELLO.SOGNOILMIOUOMO,LAMIADONNA,MIOFIGLIO,MIASORELLA,MIAMADRE,MIANONNA.SOGNOL'ALITODIUNBUE,DIUNASINELLO.NONCHIEDODONI,MAGI,STELLECOMETESOGNOL'ALITODIUNBUE,DIUNASINELLO.SOGNODITRATTENERELAVITAFINDOVEÈPOSSIBILE.NONOLTRE.NONSOCOSAFARMENEDIESTRANEIATTORNOALMIOLETTO.SOGNOL'ALITODIUNBUE,DIUNASINELLO.SOGNOQUALCUNOCHEMIPARLI,MICHIAMIPERNOME,MIVEGLIINSILENZIO,MIACCAREZZILERUGHE,MIASCIUGHIILSUDORE,MIBAGNILAFRONTE.SOGNOUNMASSAGGIOALLEGAMBE,ALLESPALLE.SOGNOCHEAFARLOSIANOMANIESPERTE,MANIDICUICONOSCOILCALORE,ICALLI,ILPESO.SOGNODIPIANGERE,DIURLARE,DISMETTEREDIPARLARE.SOGNOLEMURADISEMPRE,GLIODORIDISEMPRE,ISUONIDISEMPRE.IODECIDODIPROVAREDOLORE.IODECIDODIAVEREPAURA,IODECIDODINONESSERESICURO,IODECIDODINONSAPERE,IODECIDODIASPETTARE,IODECIDODINONINTERVENIRE,IODECIDODINONDECIDERE.SOGNOL'ALITODIUNBUE,DIUNASINELLO.SOGNOL'ULTIMORESPIRO,LENTO,SOFFERENTE,ROTTOINGOLAMSOGNODIRACCOGLIERLOINUNVASETTODIVETRO,REGISTRARLO,TRATTENERLO,INCIDERLOSUVINILE.SOGNOCHEMIENTRINELLEOSSA,NELLEVENE,CHEMIPERMEI,RISUONIDENTRODIME.SOGNOVENGASUSSURATOINUNACONCHIGLIA.SOGNODIINCOLLARELACONCHIGLIAALMIOORECCHIO.SOGNOITUOIOCCHIAPERTI,DRITTINEIMIEI.SOGNOUNVOLTOCONTANTERUGHE,TANTEPIEGHE.SOGNOILTUORITRATTO,LATUASINDONE,LEULTIMEGOCCEDELTUOSUDORE.SOGNODIGODEREQUESTODOLORE.SOGNOL'ALITODIUNBUE,DIUNASINELLO.SOGNOCHESARAITUASPOGLIARMI,ALAVARMI,AVESTIRMI.SOGNOCHEMISPAZZOLERAIICAPELLI,MICHIUDERAIGLIOCCHI,MISISTEMERAILABOCCA,MIINTRECCERAILEDITASULPETTO,MIADAGERAINELLABARA.SOGNOCHEACCAREZZERAIILMIOCORPOFREDDO,SFIORERAIILMIOVOLTOSPENTO,BACERAILAMIAPELLELIVIDA.IOCREDONONRISORGERÒ.IOCREDOTIASPETTERÒ.IOCREDOPOLVERETORNERÒ.SOGNOL'ALITODIUNBUE,DIUNASINELLO.QUESTAÈLAFINEMAGNIFICOAMICO.QUESTAÈLAFINEMIOUNICOAMICO.LAFINE.DEINOSTRIPIANIELABORATILAFINE.DIOGNICOSASTABILITALAFINE.NESALVEZZAOSORPRESA,LAFINE.NONGUARDERÒNEITUOIOCCHIMAIPIÙ.

domenica 22 luglio 2012

Vita Quotidiana
Non interessa alla pubblica opinione, e non è mio compito, in quanto umile testimone, enorme occhio collettivo indagatore su vicende private pruriginose e/o sanguinolente -giornalista di razza di cronaca nera, unica categoria, ormai, di “veri giornalisti”- sapere quali motivi hanno indotto n ad adottare i comportamenti che lo hanno portato a questa tragica fine. Quel che conta è che, dolorosamente, questi comportamenti hanno originato un nuovo, ulteriore, grave fatto di sangue, hanno generato un ulteriore -l'ennesimo- intervento preventivo/umanitario di pace, un intervento chirurgico necessario, ancorché doloroso, ad evitare ulteriori eventi delittuosi. I fatti dicono che n è sempre stato ribelle, asociale, deviante, un mutante oggettivamente destinato a creare disordini, uno che mal sopportava gerarchia, regole e controllo. Questi sembrano essere i motivi che lo hanno spinto verso una situazione senza via d'uscita. Alle ore 21:00, nonostante, avesse ricevuto diversi avvertimenti, come tutti i testimoni concordemente ricordano, si trovava ancora nella corsia del supermercato che ha definitivamente messo radici di fronte alla sua casa... a circa 20 mt di distanza... a meno di 5 min. Il tempo necessario per andare dal suo appartamento, dal luogo in cui abitualmente viveva in condizioni di precarietà e sporcizia, al rinomato, patinato centro commerciale di zona. Un vigilantes del centro commerciale riferisce di averlo visto già alle ore 19:00, essendo n personaggio noto agli ambienti supermercateschi, cioè ben due ore prima della chiusura. N era un assiduo frequentatore del centro. Si ritrovava lì ogni volta che aveva a disposizione qualche ritaglio di tempo libero, tant'è che il responsabile del centro lo conosceva perfettamente, milioni di volte aveva visto la sua faccia e avuto a disposizione le sue impronte digitali, ed in più di un'occasione lo aveva invitato a non frequentare il centro, in quanto persona sgradita. I vicini ne parlano come di una persona isolata con cui era difficile “familiarizzare”, non aveva nessuna relazione stabile, non aveva figli e, neppure, genitori ancora in vita. Insomma il classico filo slegato, uno che continuamente criticava tutto quel che casualmente capitava sotto il suo sguardo miope.
Ma chi era n? Un Impiegato con contratto a termine in un anonimo call center; di media cultura, laureato in economia -indirizzo economico- con lode presso un'università di provincia e poco prestigiosa, in epoca -preistorica- in cui ancora qualcuno si ostinava a proporre piani di studio personalizzati, avendo la presunzione di saperne di più dei suoi docenti su quel che gli occorreva; uno che aveva sempre avuto da ridire su tutto, fazioso, estremista, bilioso, antipatico, incline alla polemica e alla rissa, insomma un gran rompiscatole. L'epitaffio sulla sua tomba potrebbe essere: “visse una vita da coglione, appagato solo da scontento”. Uno di cui certamente non si sentirà la mancanza e chi ha avuto lo sgradevole compito di porre fine alla sua “stupida, piccola, inutile vita” ha fatto un favore all'umanità intera. Da giovane era stato un promettente scacchista in erba, uno studente brillante, solo che la sua luce era priva di quello smalto -lo strato lucido e patinato- che rende le persone speciali, era un autorevole angelo caduto in disgrazia, uno che aveva “tutti i numeri” per “arrivare” e che invece aveva malamente sprecato la sua vita. Insomma uno di quelli che pur avendo le potenzialità per riuscire, sembrava essere “geneticamente” predisposto perdente e mutante. Un “perdente” congenito, sempre scontento, triste e schivo... uno “sfigato” . E dire che problemi seri non ne aveva mai avuti. Era uno di quelli che sembravano dotati di quel magnetismo animale capace di attrarre le donne naturalmente, probabilmente per questo suo aspetto caratterialmente cupo, in grado di mostrare la parte oscura di se. Come si sa le donne, sempre in costante ricerca del più..., del principe azzurro, anzi blu tendente al nero, sono attratte da qualsiasi deviante nullità, il loro cuore “batte sempre per il peggiore”. Qualsiasi uomo avvenente, capace di mostrare anche un solo aspetto non omologante -situato permanentemente sulla coda di un “pan di zucchero”- capace di mostrare sicurezza, spigliatezza, estro e devianza ha sempre schiere infinite di piccole, inutili, stupide donne che credono di aver trovato, finalmente, dopo tanta, faticosa, accurata ricerca, il “loro” personale principe più o meno azzurro da esibire nelle feste paesane e con le amiche, magari, per farle schiattare di invidia. Perchè n abbia fatto una scelta così definitiva è difficile dirlo. Probabilmente un ultimo tentativo di rivolta, oppure un infelice modo di mettere definitivamente fine alla sua tormentata, inutile, oscura, perversa esistenza. Non sarà mai dato saperlo, essendo l'unica possibile persona in grado di dare risposta a queste domande, definitivamente “andata”. Pertanto non rimane che esporre i soli nudi fatti.
Alle ore 19:00, dopo una telefonata alla sua sgrinfia del momento, n esce di casa e si dirige al supermercato. Per la strada incontra n2 con cui scambia, al volo, 2 chiacchiere e qualche trita battuta e alle 19:04 è nel parcheggio del supermercato, prende un capiente carrello della spesa ed entra. Qui gironzola un po' tra gli scaffali e si avvia con passo deciso verso la reception, il bancone di servizio per richiedere l'ennesima una nuova tessera. Qui nasce un primo alterco con la persona addetta al pubblico. Sembra che n negli ultimi 4 mesi abbia richiesto 57 nuove tessere, motivo per cui l'esecutivo del centro commerciale ha deciso di “sospendere” le sue numerose tessere e di non fornirne di nuove. La breve discussione si conclude con la frase “spocchiosa” di n: “poco male, tanto non le ho mai utilizzate”.
All'interno del supermentecatto, c'è la registrazione audiovisiva completa delle sue ultime due ore – e non solo. n sembra soddisfatto, tranquillo e rilassato. Gli acquisti che fa sembrano molto oculati, anche se risulta essere un po' indeciso. Alle 20:50 primo avviso di chiusura: “si informa la gentile clientela che il supermercato chiuderà alle ore 21:00. Si invitano pertanto i ritardatari ad avviarsi alla barriera casse e a lasciare senza indugio alcuno il nostro centro commerciale”. n sembra volutamente trascurare l'annuncio e continua a cincischiare con le confezioni nella corsia pane e biscotti industriali, legge sulle etichette gli ingredienti e le informazioni, le soppesa, prova a sentirne l'odore e poi immancabilmente le lascia cadere in un settore diverso da quello di appartenenza, generando una indescrivibile confusione che irreprensibili commessi dovranno poi rimettere in ordine. In diverse occasioni n era stato energicamente redarguito per questo suo irresponsabile comportamento e la sua risposta, invariabilmente, è sempre stata: “lo facevo per dare il mio contributo all'occupazione degli impiegati all'interno di questa deliziosa struttura”. Nel suo carrello è presente solo qualche verzura, poca pasta e l'immancabile confezione da tre di birra. Continua a gironzolare ancora per il centro -“Di un tale “cliente” il centro commerciale farebbe volentieri a meno”-, senza nessuna intenzione di acquistare qualcos'altro, mentre il secondo avviso responsabilizza, diffida e mette in mora gli eventuali acquirenti dell'ultima ora. Da questo momento in poi tutti, ad eccezione di n si affrettano verso la zona franca delle casse, ma lui no. Lui, invece, quasi avesse già deciso di interrompere definitivamente il suo viaggio esistenziale, una volta accertato il suo fallimento, continua con noncuranza a bighellonare tra gli scaffali e le corsie e soltanto l'annuncio della chiusura definitiva dell'ipermercato lo coglie visibilmente preso dal panico. È ora e soltanto ora – quando ormai è definitivamente troppo tardi- che inizia a correre... troppo tardi... uno dei vigilantes, con anfibi, divisa e cappello da cowboy, si accorge della sua presenza e, quasi in una scena rallenty, lo si vede impugnare la pistola con entrambe le mani, assumere una posizione in equilibrio più stabile, spostando il baricentro verso il basso, divaricando leggermente le gambe e flettendo le ginocchia, cercare la linea di tiro tra il mirino e il bersaglio e fare fuoco. CENTRATO AL PRIMO COLPO. I più vicini a robocop -lo ricorderanno per sempre con lo sguardo raggiante acceso da vivida luce-, lo sentiranno sussurrare frasi apparentemente sconnesse: “sono un lupomannaro assetato di sangue... sono troppo forte... l'ho seccato al primo colpo... magari capitassero tutti i giorni schizzati come questo da “freddare””, poi soffiare sulla canna ancora calda, fare una giravolta su se stesso con aria sognante da ballerino di tip tap ed allontanarsi camminando a mezzo metro dal suolo per andare ad aggiornare la sua scheda personale degli obiettivi/bersagli. Dall'autopsia praticata immediatamente dopo l'esplosione dei colpi nell'obitorio del centro commerciale, si può leggere: “Unico proietto esploso dal “fuoco amico” ha prodotto un minuscolo foro -come quello di uno spillo- di entrata nella nuca, all'altezza della prima vertebra cervicale ed un foro di uscita di dieci cm. all'altezza dell'orbita sinistra, quella preferita da n, spappolando il cervelletto, l'ippotalamo, il centro del piacere e della libido nonché il lobo frontale”. Risulta impossibile il “ripristino” dell'individuo -ottanta chili di carne insaccata spappolata- identificato con la lettera n. All'arrivo in obitorio, a 70 mt. dal luogo dell'incidente, risultava mancante metà materia celebrale. La porzione mancante si ritroverà sul luogo “dell'incidente” e solerti commessi saranno obbligati -sarà loro obbligo e cura- a pulire al fine di non turbare in alcun modo gai pensieri dei potenziali acquirenti. Qualcuno avanza l'ipotesi che n abbia volontariamente lasciato metà della sua materia grigia sul pavimento, al fine di dare un ultimo ed estremo contributo alla occupazione degli inservienti in questo benedetto luogo privato di pace, benessere e prosperità”.

sabato 21 luglio 2012

Equiseto.
Ho sempre ricercato Dio. Credo fermamente che ognuno nasca con un proprio "destino", inteso non come predeterminazione degli eventi futuri, ma come "impronta" o "predisposizione": innata mappa sinaptica originaria.
Io, fin dai primi ricordi, sono sempre stato ossessionato dalla ricerca di Dio. Vedevo gli altri bimbi trovare soddisfazione in cose che mi lasciavano del tutto indifferente. Percepivo la differenza, prima come malessere indistinto, e poi sempre più con maggiore consapevolezza.
Probabilmente questa è la motivazione profonda della scelta della mia professione. Sono un ricercatore botanico, mi occupo perlopiù di osservare un settore della natura, come creazione sublime di Dio.
Non che Dio non si manifesti anche in altri mondi, ma io avevo scelto quello che credevo essere il regno del vivente più antico. Ho sempre pensato che l'integrità di qualsiasi entità fosse sacra ed inviolabile. Ogni specie vivente ha un aspetto esteriore ed uno interiore, ed è mia ferma convinzione che quello che c'è fuori è totalmente diverso e infinitamente distante da quello che c'è all'interno. Non dico che quello che c'è dentro sia meno importante di quello che c'è fuori o viceversa, è solo che i due livelli sono inconoscibili ed indeducibili l'uno all'altro. Se Dio nella sua infinita bontà e saggezza vorrà che l'interno degli organismi si auto-indaghi, fornirà coscienza sufficiente a un qualche organulo e nulla può escludere che ciò sia già accaduto. Essendo i due livelli alieni l'uno all'altro, indagare il proprio interno  non può che generare mostri a prescindere da quelle che possono essere le intenzioni. Se "l'inferno è lastricato di buone intenzioni" ci sarà pure un motivo. Il mio lavoro consiste nell'osservare e catalogare nuove specie cercando di comprenderne le interrelazioni con ciò che le circonda. È così che mi faccio un'idea del funzionamento del "sistema" come un tutto unico. E questo è l'unico modo di fare ricerca. Anche "settorializzare", "specializzare"  ed equivocare il "metodo sperimentale" crea  mostri. e non  è l'unico generatore. Anche l'agire individuale e l'idea che arricchirsi individualmente fa aumentare il benessere globale attraverso la "mano invisibile del mercato" genera mostri - i più terribili in assoluto. Sarà per questo che nella società occidentale anche quando uno si "guarda il cazzo vede un mostro". Questo significa, in altri termini, che tutto ciò che è stato fatto, diciamo in misura approssimativa, negli ultimi  quattro secoli, andrebbe buttato nel cesso.  Si, Bisognerebbe avere il coraggio di buttare tutto nel cesso,  tirare lo sciacquone e ricominciare da capo. Sono un "osservatore" a contratto, sono redattore di una rivista ecologica su cui pubblico i risultati del mio lavoro. Considero la rivista un'appendice "superflua", un "canale" attraverso il quale poter essere in "comunione" con tutto il resto dell'umanità. Lavorare come "inviato speciale" di una rivista ecologica può significare rimanere per lunghi periodi completamente isolati, soprattutto se si sceglie, come ho fatto io, di vivere in angoli remoti del pianeta.
La rivista per la quale lavoro è sempre in continua ed affannosa ricerca di finanziamenti, sempre sull'orlo del fallimento. Sono pochi quelli che accettano di lavorare a queste condizioni: solo i drogati marci d'ambiente. Io sono uno di loro. Agogno con tutte le mie forze un incarico nel più profondo della foresta primaria. In luoghi inaccessibili e che mai hanno visto la presenza dell'uomo. Un giorno o l'altro imboccherò un sentiero che solo io posso vedere, scomparirò e sarà dolce perdersi...

martedì 17 luglio 2012

Prospettive Future
Maestro: "cosa ti aspetti dal futuro?"
allievo: "Un aumento esponenziale 
delle malattie degenerative 
del sistema nervoso centrale."

venerdì 13 luglio 2012

P.P.Pasolini, uno da tenere d'occhio e su cui riflettere.
tutto ciò che è fallito, aveva possibilità e speranza di riuscire; tutto ciò che è riuscito,  quello che ha retto "la prova della storia", è miseramente fallito.
Non condivido il pensiero di Pasolini, e rimango sempre attonito quando penso alle sue intuizioni, vere, profonde, fulminanti e l'apparato "teorico" che le ha generate. Mi lascia sgomento il suo guardare indietro al periodo dell'"età del pane", come se quel momento particolare -confuso con una specie di "età dell'oro"- non fosse comunque un prodotto sociale storicamente determinato. Mi fa nascere pensieri terribili il suo nero pessimismo, rivolto soltanto verso il "passato", un unico "scenario"... tra tutti i miliardi che si sono generati ed alternati nel corso del tempo. Mi terrorizza -data la sua enorme sensibilità e capacità di comprendere e "catturare" la "realtà"- la sua totale assenza di speranza. Pasolini non lascia nessuna possibilità al mondo, e in questo senso è più cristiano che marxista. Risale infatti direttamente alla tradizione cristiana: "tutto ciò che è fallito aveva possibilità e speranza di riuscire;  tutto ciò che è riuscito, quello che ha retto la "prova della storia", è miseramente fallito".
A fronte di un "quadro teorico, tutto sommato, modesto" profondissime intuizioni. Tra le sue innumerevoli intuizioni ce n'è una che, sembra, particolarmente illuminante: La mutazione e mutilazione antropologica indotta dal "consumismo". Una perla tra i porci passata praticamente inosservata.


Da “na specie de cadavere lunghissimo”.
… no, lui dice che rimpiango un'età dell'oro... tu dici che rimpiango l'italietta, tutti dicono che rimpiango qualche cosa, facendo di questo rimpianto, tra l'altro, un valore negativo e quindi un facile bersaglio, ma quello che io rimpiango, se si può parlare di rimpianto, mi sembra d'averlo detto chiaramente, sia pure in versi. Ora che degli altri facciano finta di non capire è naturale. Mi meraviglio che non voglia capire tu che non ha motivi per farlo. Io rimpiangere l'italietta? Allora tu non hai letto un solo verso delle ceneri di Gramsci o di Calderon, non hai letto una sola riga dei miei romanzi, non hai visto una sola inquadratura dei miei film... non sai niente di me. Perchè tutto ciò che ho fatto e sono, esclude per la sua natura che io possa rimpiangere l'italietta... l'italietta... l'italietta è piccolo borghese, è fascista, è demoristiana, è provinciale, ai margini della storia. La sua cultura è un umanesimo scolastico formale e volgare e tu vuoi che io rimpianga tutto questo?
Ora per quel che mi riguarda personalmente questa italietta è stata un paese di gendarmi che mi ha arrestato, processato, tormentato, perseguitato, linciato per quasi due decenni. Ora questo un giovane può non saperlo, ma tu no. Tu no. La tragedia è che non ci sono più esseri umani. Ci sono strane macchine, strane macchine che sbattono una contro l'altra e noi che siamo gli intellettuali prendiamo l'orario ferroviario dell'anno scorso o di dieci anni prima e poi diciamo: “... ma che strano, ma quei due treni non passano di lì, ma come mai sono andati a fracassarsi in quel modo? È qui o il macchinista è impazzito, o è un criminale isolato oppure c'è un complotto. Ecco soprattutto il complotto ci fa delirare, perchè ci libera da tutto il peso di confrontarci da soli con la verità. Che bello, se mentre noi siamo qui a parlare c'è qualcuno in cantina che sta facendo i piani per farci fuori. È bello, è semplice, è la resistenza. Noi perdiamo alcuni compagni e poi ci riorganizziamo, facciamo fuori un po' di loro, un po' per uno... e lo so che quando trasmettono in televisione "Parigi brucia" siete ancora tutti lì con le lacrime agli occhi e una voglia matta che la storia si ripeta... bella … pulita... semplice, io di qua, tu di là. Ma vedi nel mondo che molti di noi sognavano c'era il padrone turpe che il cilindro, i dollari che gli colavano dalle tasche, la vedova emancipata che chiedeva giustizia per i suoi pargoli... il bel mondo di Brecht, ma io non ho nostalgia di quel mondo. Io ho nostalgia della gente povera e semplice che si batteva per abbattere quel padrone senza diventare quel padrone, perchè erano esclusi da tutto e nessuno li aveva colonizzati. È l'illimitato mondo contadino pre-nazionale, preindustriale, sopravvissuto fino a pochi anni fa che io rimpiango e gli uomini di quell'universo non vivevano un'età dell'oro, vivevano semmai quella che qualcuno ha definito l'età del pane. Erano cioè consumatori di beni estremamente necessari ed era questo forse che rendeva estremamente necessaria la loro povera e precaria vita. Mentre è chiaro che i beni superflui rendono superflua la vita. Tanto per essere estremamente elementari, così concludiamo con quest'argomento. Ora che io rimpianga questo universo contadino resta comunque affar mio. Questo non mi impedisce affatto di esercitare sul mondo attuale così com'è la mia critica. Anzi tanto più lucidamente tanto più ne sono distaccato e quanto più accetto solo stoicamente di viverci. Io lo so bene come è la vita di un intellettuale, lo so, perchè in parte è anche la mia vita. Letture, solitudini al laboratorio, cerchi, in genere, di pochi amici e molti conoscenti, tutti intellettuali e borghesi. Una vita di lavoro e, sostanzialmente, perbene. Ma io, come il dr. Jeckill, io ho un'altra vita, perchè la mia vita sociale borghese si esaurisce nel lavoro, ma la mia vita sociale in genere dipende completamente da ciò che è la gente. E dico gente intendendo ciò che è la società, il popolo, la massa nel momento in cui viene esistenzialmente, magari solo visivamente a contatto con me. È da questa esperienza esistenziale, concreta, drammatica, diretta, corporea che nascono poi in conclusione tutti i miei discorsi ideologici. Ecco, con questa vita io pago un prezzo. È come uno che scende all'inferno, ma quando torno, se torno, ho visto altre cose, più cose di voi. Io non dico che dovete credermi, però perchè cambiate sempre argomento per non affrontare la verità? Allora voglio dirvelo fuori dai denti. Io scendo all'inferno, e vedo cose che per ora non disturbano la vostra pace, ma state attenti perchè l'inferno sta salendo da voi. È vero che viene con maschere e con bandiere diverse, però è anche vero che la sua voglia, che il suo desiderio di dare la sprangata, di aggredire, di uccidere è forte ed è generale e non resterà per tanto tempo l'esperienza privata e rischiosa di chi ha, come dire, "toccato la vita violenta". Non vi illudete. Voi siete con la scuola, la televisione, la pacatezza dei vostri giornali, voi siete i grandi conservatori di questo ordine orrendo. Basato solo sull'idea di possedere e sull'idea di distruggere. Beati voi che siete tutti contenti quando potete mettere su un delitto la vostra bella etichetta. A me sembra questa un'altra delle tante operazioni della cultura di massa. Non potendo impedire che accadano certe cose, si trova pace "fabbricando scaffali". Ecco in quanto trasformazione per ora degradazione antropologica della gente per me il consumismo è una tragedia che si manifesta in me come delusione, rabbia, taedium vitae, accidia e infine come rivolta idealistica, come rifiuto dello status quo. Ecco lui stesso mi accusa di idealismo e questa è un'accusa che io accetto. Questa la accetto, perchè è vera. Tu non sai quanto io ho sempre invidiato la tua mancanza di cattivo idealismo, tu scherzi sul fatto che la mia bestia nera sarebbe il consumismo. Però, perdonami, questo tuo scherzare mi sembra un po' qualunquistico, un po' riduttivo. Lo so bene, tu sei pragmaticamente per accettare lo status quo, però io che sono idealistico no. “eh, il consumismo c'è, che ci vogliamo fare?"... sembri volermi dire. Allora lascia che ti risponda. Lascia che ti risponda. Tra il 1961 e il 1975 qualcosa di essenziale è cambiato. Si è avuto un genocidio si è distrutta culturalmente una popolazione. Si tratta precisamente di uno di quei genocidi culturali che hanno preceduto i genocidi fisici di Hitler. Se io avessi fatto un lungo viaggio, e fossi tornato dopo qualche tempo, andando in giro per la grandiosa metropoli plebea, io avrei avuto l'impressione che tutti i suoi abitanti fossero stati deportati e sterminati... sostituiti proprio. Nelle strade, nei lotti da slavati, feroci, infelici fantasmi. Se io oggi volessi rigirare “Accattone”, non lo potrei più fare, perchè non troverei più un solo giovane che fosse nel suo corpo, nemmeno lontanamente, simile ai giovani che hanno rappresentato se stessi in “Accattone”, non troverei più un solo giovane che sapesse dire con quella voce quelle battute, perchè non soltanto questo non avrebbe lo spirito e la mentalità per dirle, ma non le capirebbe nemmeno. Una nuova forma di potere economico ha realizzato attraverso lo sviluppo una fittizia forma di progresso e tolleranza e i giovani che sono nati e si sono formati in questo periodo di falso progressismo e falsa tolleranza, stanno pagando questa falsità nel modo più atroce. Eccoli qui in mezzo a noi con un'ironia imbecille negli occhi, un'aria stupidamente sazia, un teppismo offensivo e afasico quando non un dolore e una apprensività quasi da educande, con cui vivono, questa reale intolleranza di questi anni di tolleranza. Non lo so, non vedo come un amico possa scherzare su tutto questo. Non voglio fare profezie, però non posso nascondere di essere disperatamente pessimista. Chi ha manipolato e radicalmente, antropologicamente, mutato le grandi masse contadine e operaie è un nuovo potere che adesso mi è difficile definire, ma di cui, sono certo, è il più violento e totalitario che ci sia mai stato, perchè cambia la natura della gente. Perchè entra nel più profondo delle coscienze e se io adesso dico POTERE con la P maiuscola è solo perchè sinceramente non lo so in che cosa consista questo nuovo potere e chi lo rappresenti. So semplicemente che c'è. Allora non lo riconosco più né nei potenti democristiani, né nel vaticano, né nelle forze armate. Non lo riconosco più neanche nella grande industria, perchè questa non è più costituita da un certo numero limitato di grandi industriali, però conosco, questo si, perchè le vedo e le vivo, alcune caratteristiche di questo nuovo potere ancora senza volto. Ad es. il suo rifiuto del vecchio sanfedismo e del vecchio clericalismo, la sua decisione di abbandonare la chiesa, la sua determinazione cononata da successo di trasformare contadini e sottoproletari in piccoli borghesi, ma soprattutto la sua smania, per così dire cosmica, di attuare fino in fondo lo “SVILUPPO”. PRODURRE E CONSUMARE... PRODURRE E CONSUMARE. Ecco l'identikit di questo volto ancora bianco del nuovo potere gli attribuisce anche dei tratti vagamente moderni dovuti alla tolleranza e ad un edonismo perfettamente autosufficienti, ma anche dei tratti feroci e sostanzialmente repressivi. La tolleranza infatti è falsa, perchè mai nessun uomo ha dovuto essere tanto comune e conformista come il consumatore e quanto all'edonismo esso nasconde evidentemente una necessità a preordinare tutto con una spietatezza che la storia non ha mai conosciuto. Ecco questo nuovo potere non ancora rappresentato da nessuno e dovuto a una mutazione della classe dominante, è, se proprio vogliamo conservare la vecchia terminologia, una forma totale di fascismo e questo nuovo fascismo ha anche omologato culturalmente l'Italia e si tratta di una omologazione repressiva, pure se ottenuta attraverso l'edonismo e la Joie de vivre. Io credo, e lo credo profondamente, che il vero fascismo sia quello che i sociologi hanno troppo bonariamente definito la “società dei consumi”. Una definizione che sembra innocua, no, puramente indicativa, invece no, se uno osserva bene la realtà, ma soprattutto se uno sa “leggere intorno”, negli oggetti, nel paesaggio, nell'urbanistica, ma soprattutto negli uomini, vede che i risultati di questa spensierata “società dei consumi” sono i risultati di una vera e propria dittatura, di un vero e proprio fascismo. Durante il ventennio noi abbiamo visto dei giovani inquadrati, in divisa, con una differenza però, allora i giovani, nel momento stesso in cui si toglievano quella divisa e riprendevano la strada verso i loro paesi e i loro campi ritornavano i giovani di 50, 100 anni addietro, perchè il fascismo li aveva in realtà resi dei pagliacci, dei servi, forse e in parte anche convinti, ma non li aveva toccati sul serio, nel fondo dell'anima. Questo nuovo fascismo, invece, questa società dei consumi, ha profondamente trasformato i giovani, ha dato loro altri sentimenti, altri modi di vivere, di pensare, altri modelli culturali. Non si tratta più, come all'epoca mussoliniana di una irregimentazione scenografica e superficiale, ma di una irregimentazione reale che ha rubato e cambiato la loro anima. Il che significa in definitiva che questa società dei consumi è una civiltà dittatoriale.
La responsabilità della televisione in tutto questo è enorme. Non certo in quanto mezzo tecnico, ma in quanto strumento del potere e potere essa stessa. Essa non è soltanto il luogo attraverso cui passano i messaggi, ma è un centro elaboratore di messaggi. È il luogo dove si fa concreta una mentalità che non si saprebbe dove collocare.
È attraverso lo spirito della televisione che si manifesta in realtà lo spirito del nuovo potere e se a livello della volontà e della consapevolezza la televisione in tutti questi anni è stata al servizio della democrazia cristiana e del vaticano a livello involontario e inconsapevole essa è stata al servizio di un nuovo potere che non coincide più ideologicamente con la democrazia cristiana e del vaticano non sa più che farsene. Mai un modello di vita ha potuto essere propagandato con tanta efficacia come attraverso la televisione. Il tipo di uomo o di donna che conta, che è moderno, che è da imitare e realizzare non è descritto o decantato. È rappresentato. Il linguaggio della televisione è per sua natura un linguaggio fisico-mimico, il linguaggio del comportamento. Ora la proposizione prima di questo linguaggio fisico-mimico e la seguente: “il potere ha deciso che noi siamo tutti uguali”, mai la diversità è stata una colpa così spaventosa come in questo periodo di tolleranza. L'uguaglianza non è stata conquistata, è una falsa uguaglianza ricevuta in regalo. Allora non c'è dubbio che la televisione sia autoritaria e repressiva come mai nessun mezzo di informazione al mondo. Il giornale fascista o le scritte sui cascinali di slogano mussoliniani fanno ridere come, con dolore, un aratro rispetto a un trattore. Il fascismo, lo voglio ripetere, non è stato, sostanzialmente, in grado nemmeno di scalfire l'anima del popolo italiano. Questo nuovo fascismo invece attraverso i propri mezzi di comunicazione e di informazione, specie appunto la televisione, non solo l'ha scalfita, ma l'ha lacerata, violata, bruttata per sempre. Ecco perchè i potenti che si muovono dentro al palazzo e anche coloro che li descrivono, stando anch'essi, logicamente, dentro al palazzo, per poterlo fare si muovono come atroci, ridicoli pupazzeschi idoli mortuari, perchè ciò che faceva la loro potenza, ossia un certo modo di essere del popolo italiano non c'è più. Il loro vivere è dunque un sussultare burattinesco. La colpevolezza di almeno una dozzina di potenti democristiani da trascinare sul banco degli imputati in un regolare processo penale per una lunga serie di reati commessi non consiste nella loro immoralità, che c'è, ma consiste in un errore di interpretazione politico. Nel giudicare se stessi e il nuovo potere di cui si erano messi al servizio. Errore di interpretazione politico che ha avuto conseguenze disastrose sulla vita del nostro paese. Allora quello che è il processo che io invoco renderebbe chiaro, folgorante e definitivo è che il contesto in cui governare non è più quello clerico-fascista e che proprio nel non aver capito questo sta il vero reato politico dei democristiani. Ciò che il processo che io invoco renderebbe chiaro, folgorante e definitivo è che amministrare e governare bene non significa più amministrare e governare bene in relazione al vecchio potere, ma in relazione al nuovo potere. Ma se è vero che i potenti democristiani sono stati lasciati indietro dalla realtà, con indosso come una ridicola maschera il loro potere clerico-fascista anche gli uomini all'opposizione sono stati lasciati un po' indietro dalla realtà con indosso come una ridicola maschera il loro progressismo e la loro tolleranza. Ad esempio uno dei luoghi comuni tipici dell'intellettuale di sinistra è la loro volontà di sconsacrare, di desentimentalizzare la vita. Ora questo si spiega nei vecchi intellettuali progressisti con il fatto che sono stati educati in una società che imponeva loro false sacralità e falsi sentimenti e quindi era una reazione giusta, ma oggi questo nuovo potere non impone più questa falsa sacralità e questi falsi sentimenti anzi è lui stesso il primo a volersene liberare. Il nuovo potere consumistico e permissivo si è valso proprio delle nostre conquiste mentali di laici, di illuministi e di razionalisti per costruire la propria falsa impalcatura di falso laicismo, di falso illuminismo, di falsa razionalità. Si è valso proprio delle nostre sconsacrazioni per liberarsi di un passato che con tutte le sua atroci e idiote consacrazioni non gli serve più. In compenso però questo nuovo potere ha portato al limite massimo la sua unica possibile sacralità. La sacralità del consumo come rito e naturalmente della merce come feticcio. Il nuovo potere non ha più interesse a mascherare con religioni ideali o cose del genere ciò che Marx aveva smascherato.


A Chi Fischiano Le Orecchie?
"Io ho qualcosa di generale, immenso, di oscuro da rimproverare ai figli. I figli che ci circondano, soprattutto i più giovani, gli adolescenti sono quasi tutti dei mostri. Il loro aspetto fisico è quasi terrorizzante e quando non terrorizzante è fastidiosamente infelice. Orribili pelami, capigliature, carnagioni pallide, occhi spenti. Sono maschere di una qualche iniziazione barbarica, ma squallidamente barbarica. Oppure sono maschere di una qualche integrazione incosciente e diligente che non fa pietà. Dopo avere levato verso i padri barriere tendenti a relegare i padri nel ghetto, si sono trovati essi stessi chiusi nel ghetto opposto, nei casi migliori essi stanno aggrappati ai fili spinati di quel ghetto guardando verso di noi tuttavia uomini disperati, mendicanti che chiedono qualcosa soltanto con lo sguardo perchè non hanno coraggio nè, forse, capacità per parlare.
Nei casi nè migliori nè peggiori sono milioni. Essi non hanno espressione alcuna, sono l'ambiguità fatta carne. I loro occhi sfuggono, il loro sguardo è perpetuamente altrove. Hanno troppo rispetto o troppo disprezzo insieme, troppa pazienza o troppa impazienza. nei casi peggiori sono dei veri e propri criminali, ma quanti sono questi criminali. In realtà potrebbero esserlo quasi tutti. Non c'è gruppo di ragazzi incontrati per strada che non potrebbe essere un gruppo di criminali. Essi non hanno nessuna luce negli occhi. Il loro silenzio può procedere una trepida domanda di aiuto, ma che aiuto, o una coltellata. I loro lineamenti sono lineamenti contraffatti di automi senza che niente li caratterizzi da dentro. La stereotipia li rende infidi. Essi non hanno più padronanza dei loro atti, si direbbe dei loro muscoli, non sanno più quale è la distanza tra causa ed effetto. Sono regrediti sotto l'aspetto esteriore di una maggiore educazione scolastica e di una migliorata condizione di vita a una rozzezza primitiva. Se da una parte parlano meglio, ossia hanno imparato il degradante italiano medio, dall'altra sono quasi afasici, non sanno ridere o sorridere. Sanno solo ghignare o sghignazzare. Certo i gruppi di giovani colti del resto assai più numerosi di un tempo sono adorabili perchè strazianti. Essi a causa di circostanze che per le grandi masse sono finora solo negative e atrocemente negative sono più avanzati, sottili, informati dei gruppi analoghi di 10 o 20 anni fa, ma che cosa possono farsene della loro finezza e della loro cultura."

domenica 8 luglio 2012

Inutilità della classe medica.
Le malattie si dividono in due categorie: 
rimediabili e non rimediabili.
se sono rimediabili 
si può fare a meno del medico; 
se sono non rimediabili 
è perfettamente inutile.
Cosa hanno in comune
un musicista, 
uno studioso, 
un operaio, 
un artigiano...?
sono tutti alienati.